Incognita volatilità, ma le opportunità di questo mercato rimangono alte

22 Agosto 2016, di Laura Naka Antonelli

Così Tian Rencan, CEO, Asset Management UBP China di Union Bancaire Privée (UBP), in merito alle potenzialità che la Cina offre agli investitori:

“In qualità di Paese dei Mercati Emergenti, la Cina costituisce un investimento molto interessante. Tuttavia, investire in Cina non solo richiede ricerche extra, ma sarebbe necessario anche tenersi aggiornati circa la linea politica e reagire agilmente. Tutto ciò per via della natura degli investitori cinesi. Secondo un report della China Security and Deposit Clearing (CSDC), più del 95% degli investitori sono investitori individuali, un gruppo molto più sensibile all’informazione e meno tollerante verso la volatilità. Ciò fa si che qualsiasi notizia, confermata o meno, possa causare un enorme impatto sul mercato cinese. Quello che è successo nel 2015 e nel 2016 è la riprova di questo scenario tipico”.

Continuando:

“Se normalmente si ritiene che investire nel mercato azionario richieda professionalità, conoscenze tecniche ed esperienza, noi riteniamo che per essere vincenti nel lungo termine in Cina ci sia bisogno di conoscenze ed esperienze localizzate addizionali. Il mercato cinese è infatti volatile e pieno di incertezze ma mai povero di opportunità di investimento. Anche se le condizioni macroeconomiche sono state deboli, un atterraggio brusco è improbabile. Dopo tutto, la condizione attuale è il risultato delle riforme economiche e non di un rallentamento dei fondamentali nelle attività. In passato, i settori secondari, specialmente quello immobiliare, guidavano la crescita interna. Ora le riforme puntano a migliorare il contributo da parte del terziario. Sebbene non sappiamo quanto ci vorrà, la Cina punta a raddoppiare il PIL del 2010 e il reddito pro capite sia degli abitanti delle aree urbane sia di quelli delle zone rurali entro il 2020, assicurando uno sviluppo più bilanciato, aperto e sostenibile. Quindi per lo meno possiamo dire che il 2020 è la nostra tappa di breve termine”.

“Durante le riforme, le storie legate alla “new economy” sono diventate obiettivi chiave per gli investitori di lungo periodo. Si tratta dei temi legati alla difesa, all’industria aerospaziale, alle automobili alimentate con nuove forme d’energia, ai servizi medici, all’informazione, alle idee di intelligence e alle telecomunicazioni, fra gli altri. Anche se alcune concezioni sono già piuttosto maturate nei paesi occidentali, come localizzare le tecniche in Cina e renderle redditizie è più importante. Il metodo chiave per individuare società su cui investire e quelle con un potenziale di crescita è porre ulteriori sforzi nella ricerca bottom-up”

“Noi ci aspettiamo che il mercato azionario cinese sarà volatile nel breve periodo. La mancanza di fiducia tra gli operatori di mercato rende il sentiment generale per gli investimenti più orientato al breve periodo. Probabilmente le storie tematiche domineranno costantemente i movimenti di mercato. Nel medio termine, insieme al possibile rialzo dei tassi da parte della Fed e alla svalutazione del renminbi, tendiamo a essere più cauti verso in vista di potenziali rischi e problemi di liquidità. Per quanto riguarda quest’ultima, con la missione di completare le riforme dal lato dell’offerta nel prossimo futuro, il governo cinese difficilmente metterà in campo una serie politiche di stimoli fiscali o monetari, ma manterrà la liquidità a un livello moderato attraverso operazioni di mercato aperto. Nel lungo periodo, mentre i prezzi degli immobili sono elevati e i rendimenti dei bond diminuiscono, riteniamo che l’azionario sia sottovalutato e che presenti vantaggi in termini di asset allocation rispetto alle altre asset class. Le “nuove storie” rimarranno i driver di alpha nei mercati”.