Fisco chiarisce: bonus fiscale anche in fusioni a tre. E il mercato torna a valutare opzione Mps-UniCredit-Banco BPM

9 Settembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Bonus fiscale in caso di matrimonio tra Mps e UniCredit ma anche in un’ipotetica operazione di M&A a tre Mps-UniCredit-Banco BPM. In una nota l’Agenzia delle Entrate, ergo il fisco, ha risposto con una risoluzione alle richieste di chiarimenti, specificando in quali casi il regalo di Stato DTA può essere incassato: “Dalla relazione illustrativa al disegno di legge di bilancio si evince che la disciplina della trasformazione in credito d’imposta di determinate DTA, introdotto dalle disposizioni sopra citate, ha l’obiettivo di incentivare i processi di aggregazione tra imprese allo scopo di ridurre il differenziale di competitività tra piccole e grandi imprese, che si presenta particolarmente rilevante in Italia rispetto agli altri Paesi – si legge nella risoluzione, che fa riferimento alla legge di bilancio del 2021 che ha istituito la dote fiscale per correre in soccorso di Mps -In quest’ottica è da ritenersi pacifico che la stessa disciplina trovi applicazione anche nelle ipotesi di operazioni di aggregazione che coinvolgano più di due soggetti. Una conferma in tal senso si ritrova nelle modalità di calcolo dell’ammontare di DTA trasformabili, che fanno implicitamente riferimento al caso di partecipazione di più di due soggetti. Come si è anticipato, il comma 234 della citata legge di Bilancio 2021 dispone, infatti, che, con riguardo a fusioni e scissioni, le DTA sono trasformabili in credito d’imposta nel limite del 2% della somma delle attività dei soggetti partecipanti «senza considerare il soggetto che presenta le attività di importo maggiore, ovvero al 2 per cento della somma delle attività oggetto di conferimento.».

“Tale disposizione – continua l’Agenzia delle Entrate . fa riferimento ad un’unica operazione di aggregazione a cui partecipano più di due soggetti, ma la disciplina deve essere applicata anche nel caso di più operazioni distinte, approvate o deliberate entro il periodo di riferimento indicato espressamente dalla norma.

Al riguardo, il comma 240, come si è visto, stabilisce che «Indipendentemente dal numero di operazioni societarie straordinarie realizzate, le disposizioni dei commi da 233 a 243 del presente articolo possono essere applicate una sola volta per ciascun soggetto di cui al comma 233.». Questa disposizione, quindi, se da un lato impone che il soggetto risultante o beneficiario dell’operazione possa applicare una sola volta le previsioni normative in esame e, dall’altro, specifica che questo accade indipendentemente dal numero delle operazioni societarie realizzate, ammette implicitamente che la disciplina della trasformazione delle DTA in credito d’imposta possa essere applicata in presenza di più operazioni societarie a cui partecipino più soggetti. Diversamente, la norma avrebbe dovuto limitare espressamente la trasformazione ad una sola operazione”.

La trasformazione delle DTA in crediti di imposta, si ricorda, è stata varata dall’ultima legge di bilancio del governo Conte come incentivo alle fusioni che tuttavia, confermata poi dal governo Draghi, che tuttavia, contrariamente alle aspettative, non ha inserito nel Decreto Sostegni bis quella promessa, su cui tanti puntavano, di concedere ad UniCredit un tesoretto di Stato più ricco, per convincerla ad accollarsi Mps.

No all’idea di spostare al primo semestre del 2022 la scadenza per le operazioni M&A da attuare tramite gli incentivi; e no a una modifica che avrebbe fatto salire la soglia delle DTA convertibili in crediti fiscali dal 2% al 3% del totale degli attivi del soggetto minore coinvolto nella fusione. Detto questo, con il chiarimento del fisco, tornano ad avere voce in capitolo quelle indiscrezioni che avevano inserito anche il nome di Banco BPM nel risiko bancario, presentando la prospettiva di una fusione a tre tra UniCredit, Mps e la banca guidata da Giuseppe Castagna. Indiscrezioni e calcoli con cui si era parlato di un regalo di Stato a favore di Orcel di ben 7 miliardi di euro netti in caso di assordimento, da parte di Piazza Gae Aulenti, sia di Mps che di Banco BPM.

In attesa del market mover odierno – la riunione del Consiglio direttivo della Bce -e a fronte di un azionario europeo che sconta il peggioramento del sentiment un po’ ovunque sulle borse globali, a causa dell’alert sulla crescita – i titoli delle banche Mps, UniCredit e Banco BPM non brindano alla prospettiva di una fusione a tre, riportando tutti una performance al ribasso.

Le polemiche, sull’incertezza del dossier UniCredit-Mps, non si fermano.

Ieri ai microfoni di Class Cnbc ha parlato il segretario generale della Fabi Lando Sileoni, facendo notare che “questa operazione Mps Unicredit si sarebbe potuta già concludere se non ci fossero state le elezioni politiche (quelle suppletive a Siena ndr) di mezzo”. Sileoni ha spiegato che “giustamente il presidente Mario Draghi. il ministro Franco e lo stesso direttore generale del Tesoro Rivera assieme al governo hanno deciso di abbassare i toni per permettere ai candidati di svolgere le elezioni in un clima più sereno rispetto a quell’attuale anche se non mancheranno le strumentalizzazioni a carattere politico con argomenti che non stanno in piedi”: Sileoni ha poi aggiunto come l’ad di Unicedit Andrea Orcel “ha un un grosso vantaggio: non avrà alcun condizionamento della politica, andrà per la sua strada senza curarsi dei pettegolezzi, spero che non avrà alcun condizionamento delle dinamiche politico- finanziarie prettamente italiane, a condizione di saper utilizzare le proprie esperienze professionali maturate all’estero e anche qui in Italia e rappresenterà probabilmente la vera novità del settore”. che non avrà alcun condizionamento delle dinamiche politico- finanziarie prettamente italiane, a condizione di saper utilizzare le proprie esperienze professionali maturate all’estero e anche qui in Italia e rappresenterà probabilmente la vera novità del settore”.

I sindacati sono tuttavia sul piede di guerra, per i “molti punti oscuri” che stanno caratterizzando le trattative tra UniCredit e Mps: nei giorni scorsi le sigle sindacali Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin hanno diramato un comunicato su quello che il Mef e UniCredit non dicono, per poi proclamare successivamente lo sciopero per venerdì 24 settembre. La loro voce si è fatta poi ulteriormente sentire a seguito delle rassicurazioni ai dipendenti arrivate dalla presidente del Montepaschi Patrizia Grieco. Ma l’ira dei sindacati non è ‘solo’ per il futuro del personale di Mps. Se l’iter per salvare la banca senese andrà come previsto, UniCredit si accollerà il meglio del Monte di Stato, lasciando le filiali del Sud a MedioCredito centrale che, in vista del progetto Banca del Sud, ha già rilevato Banca Popolare di Bari per salvarla delle grinfie del fallimento. Quel piano di salvataggio di Pop Bari si è tradotto tuttavia, come ha rimarcato ieri Sileoni, già in pesanti sacrifici per i lavoratori, con tagli di 90 filiali e sacrifici di 2000 dipendenti. Di conseguenza il segretario generale della Fabi lo ha detto chiaro e tondo: “Non si possono prima chiedere sacrifici ai dipendenti e chiudere 90 sportelli e poi prenderne altri 150 (che sarebbero quelli di Mps, di cui le condizioni economiche non sono neanche molto chiare) l’anno dopo. Sia chiaro, per noi è un bene che la banca faccia acquisizioni, ma a questo punto i sacrifici imposti da quel piano industruale fino al 2024 devono essere rivisti”. Come scrive la Repubblica di Bari “il rischio, tra l’altro, è che il salvataggio di Mps possa appesantire il progetto di Banca del Sud”.