Ferrari poco esposta in Russia, non teme impatto della guerra su catene di fornitura
Se da una parte il settore automobilistico ha iniziato il 2022 con un forte calo delle immatricolazioni, il sotto-comparto del lusso non teme crisi.
Dopo i dati negativi di gennaio, che avevano registrato un calo del -19,7% rispetto al 2021, anche quelli di febbraio hanno confermato per l’ottavo mese consecutivo una tendenza negativa.
In Italia, a Febbraio 2022 sono state vendute soltanto 110.869 contro le 143.161 dello stesso mese dello scorso anno, confermando la crisi del settore. Crisi che non preoccupa Ferrari che non vede alcun impatto della guerra in Ucraina sulla sua catena di fornitura.
Secondo quando riporta Reuters, la Russia rappresenta un mercato molto piccolo per Maranello e il portavoce dell’azienda aggiunge che “Non abbiamo fornitori diretti in Russia e al momento non prevediamo impatti sulla nostra catena di approvvigionamento”.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo