Fed ed economia: rafforzamento del dollaro non sarà eclatante
“In questo momento, riteniamo che la forza del dollaro abbia ancora un po’ di strada da fare, poiché i movimenti del mercato da inizio maggio sembrano troppo modesti per prezzare nuovamente al ribasso le aspettative sulla Fed”; questo il commento di Valentijn van Nieuwenhuijzen, chief strategist presso NN Investment Partners, in seguito alla pubblicazione delle minute della Federal Reserve relative al meeting di aprile, che hanno innalzato le probabilità di un rialzo dei tassi a giugno dal 5 al 30%, mentre la probabilità, per luglio, sale al 61% secondo il CME Group’s FedWatch Tool.
I rafforzamenti del dollaro, però, non potranno avere dimensioni eclatanti.
“Inizialmente, la Fed ha sminuito l’impatto negativo di un dollaro più forte sull’economia statunitense; tuttavia, a inizio anno ciò si è rivelato sempre più difficile”, dice van Nieuwenhuijzen, “in gran parte, questo si è verificato perché le autorità cinesi hanno mostrato di non essere più disposte a lasciare che il renminbi si apprezzasse in linea con il dollaro. Insieme a ciò, l’apprezzamento del dollaro ha avuto un impatto negativo sui prezzi delle materie prime, colpendo il settore energetico statunitense, diversi Paesi Emergenti e, in generale, il sentiment sul rischio.
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Giungono segnali chiaroscuri dal fronte macroeconomico statunitense, con gli ultimi dati che tracciano un quadro a due velocità per la prima economia mondiale
Wall Street apre in modo poco movimentato dopo una giornata difficile. L’attenzione è sui titoli tecnologici e sul calo dei prezzi del petrolio. Il Dow Jones segna un leggero aumento, mentre il Nasdaq è in calo. L’S&P 500 mostra una lieve crescita. Il petrolio Wti al Nymex scende dell’1,80%.
Volkswagen ha mantenuto un fatturato stabile nel primo semestre del 2026, grazie all’aumento dei ricavi nei servizi finanziari che ha compensato il calo nel settore automobilistico. Il produttore tedesco affronta sfide come l’interruzione della produzione dell’ID.4 negli Stati Uniti e un divario di costi rispetto alla concorrenza.
American Express ha riportato un aumento significativo delle vendite e degli utili nel secondo trimestre, trainato dalla maggiore spesa dei titolari di carte di credito. L’utile netto ha superato le aspettative degli analisti, con un incremento del 10% dei ricavi e un aumento del 9% nella spesa dei titolari di carte. La società prevede di reinvestire i proventi in iniziative di crescita e conferma le previsioni di utile per azione.