Facebook, Instagram, WhatsApp tornano online dopo down peggiore dal 2008, mentre rimane la minaccia whistleblower

5 Ottobre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Il mondo si riconnette: Facebook, Instagram, WhatsApp tornano a funzionare dopo il down peggiore dal 2008, che è costato al titolo di Facebook la sessione peggiore del 2021, nel bel mezzo di nuove rivelazioni che tornano a macchiare la reputazione del social network. Il 3 e il 4 ottobre non sono stati sicuramente i giorni migliori per il colosso guidato da Mark Zuckerberg: prima, l’intervista rilasciata dalla whistleblower Frances Haugen alla CBS, andata in onda domenica 3 ottobre, nel corso della trasmissione “60 Minutes” . L’identità dell’ex dipendente – che già nelle ultime settimane aveva diffuso decine di migliaia di pagine di documenti-rivelazioni su FB – è stata rivelata in occasione dell’intervista.

Dai documenti è emerso che Facebook è a conoscenza del fatto che le sue piattaforme sono utilizzate per diffondere odio, violenza e disinformazione – le ben note fake news -ma che fa di tutto per insabbiarne le prove. Haugen ha detto di aver assistito, nella società, “al ripetersi di conflitti di interesse tra ciò che sarebbe stato un bene per il pubblico e ciò che sarebbe stato un bene per Facebook”, con la società che alla fine “ha scelto ripetutamente di ottimizzare i propri interessi, come quello di fare soldi”. A discapito di tutto, e spesso consentendo che i contenuti più violenti e meno attendibili venissero visualizzati. L’ex dipendente ha rivelato che Facebook punta, ovviamente, a “ottimizzare i contenuti che creano engagement, che suscintano una reazione”. Il problema è che “le sue stesse ricerche mostrano che i contenuti che incitano all’odio, che creano divisioni, che sono polarizzanti, sono quelli che scatenano negli utenti più rabbia che altre emozioni”.

La società è a conoscenza di queste reazioni, ma anche del fatto che, “nel caso in cui modificasse l’algoritmo per renderlo più sicuro, la gente trascorrerebbe meno tempo sul sito, ci sarebbero meno click sui banner pubblicitari, e quindi alla fine ci sarebbero meno soldi”.

Viene in mente il primo grande scandalo che coinvolse Facebook: lo scandalo dei dati finiti nelle mani di Cambridge Analytica, società che aveva lavorato per la campagna elettorale di Donald Trump in vista delle elezioni del 2016, che avevano dato il via alla presidenza del tycoon newyorchese. A guidare il piano volto ad acquisire informazioni personali su più di 50 milioni di utenti di Facebook era stato inizialmente Steve Bannon, l’ex stratega della Casa Bianca, poi licenziato a seguito delle rivelazioni del libro Fire and Fury: Inside the Trump White House, scritto da Michael Wolff. Il nome di Bannon e il ruolo ricoperto nello scandalo Facebook erano stati resi noti al Washington Post dalla ‘talpa’ Chris Wylie, che aveva rivelato il Datagate. “La ora defunta società (Cambridge Analytica) aveva utilizzato le informazioni per cercare di influenzare l’esito di diverse elezioni in tutto il mondo, incluso il voto sulla Brexit nel Regno Unito per lasciare l’Unione europea”. Da quello scandalo, c’è da dire, Facebook è uscita praticamente illesa. Certo, al fine di porre fine alle indagini scattate con quello scandalo, il gruppo ha pagato una multa di $5 miliardi alla Federal Trade Commission Usa, così come ha pagato 500.000 sterline di multa al governo del Regno Unito. Ma i critici- si legge in un articolo dell’NPR (National Public Radio) che porta la firma di Jaclyn Diaz, hanno fatto notare che si è trattato alla fine solo di una tirata di orecchie, visto che l’ammontare versato dal colosso è pari a quanto guadagna Facebook in un mese”.

Haugen è stata assunta da Facebook nel 2019 proprio allo scopo di identificare ed evitare il diffondersi nelle piattaforme del colosso di fake news e casi di disinformazione, ricoprendo l’incarico di product manager nel team di integrità civica. Peccato che questo team si sia dissolto, per ordine del gruppo stesso, a seguito delle elezioni presidenziali del 2020 vinte dall’attuale presidente americano Joe Biden. A suo avviso, la decisione di smantellare il team così come quella di disattivare alcune misure di protezione, come gli strumenti atti a prevenire la disinformazione, ha reso la piattaforma più vulnerabile a coloro che l’hanno successivamente utilizzata per organizzare il tristemente noto assalto al Congresso americano, Capitol Hill , del 6 gennaio scorso.

“Praticamente hanno detto: ‘Ah, bene, ce l’abbiamo fatta ad arrivare alle elezioni senza rivolte, possiamo pure sbarazzarci del team di integrità civica. E dopo un paio di mesi – ha ricordato l’ex dipendente – c’è stata l’Insurrezione”.

‘Solo’ queste rivelazioni, nella giornata di ieri, avevano subito affossato le quotazioni del gigante dei social media all’inizio delle contrattazioni di Wall Street. Il titolo, c’è da dire, non era stato certo favorito dal sentiment di mercato, che in questi ultimi giorni ha colpito tra l’altro, in modo particolare, proprio i titoli delle Big Tech. L’ulteriore tonfo delle quotazioni si è verificato con la notizia del down globale di Facebook, Instagram e WhatsApp (queste due ultime piattaforme fanno parte della galassia di Zuckerberg). Risultato: il titolo ha perso nel suo lunedì nero quasi il 5%, soffrendo la perdita giornaliera più forte dal novembre del 2020, dunque dell’intero anno 2021.

Le tre app, tutte di proprietà di Facebook e che girano su un’infrastruttura condivisa, hanno smesso completamente di funzionare prima delle 18 ora italiana. Anche altri prodotti che fanno parte della stessa famiglia di app, come Facebook Workplace, sono andati down. Per Facebook si è trattato del blackout più forte dal 2008. Tredici anni fa, la colpa fu di un bug, che fece andare offline Facebook per un giorno circa. Ma, all’epoca, il servizio contava solo 80 milioni di utenti. Ora, la piattaforma ne conta tre miliardi. La rabbia degli utenti non ha tardato a manifestarsi, accompagnata anche da battute e ironia. Un punto sicuramente a favore per Twitter, su cui hanno spopolato gli hashtag #FacebookDown, #WhatsAppDown, #InstagramDown. Facebook non ha spiegato l’origine del down, ma non  ha tardato a scusarsi con gli utenti:

 Mike Schroepfer, responsabile della divisione di tecnologia del gruppo, si è scusato con un post su Twitter: “Sincere scuse a chiunque sia stato colpito dal down dei servizi alimentati da Facebook, in questo momento. Stiamo facendo fronte a problemi di rete e i team stanno lavorando il più velocemente possibile per fare il debug e ripristinare (i servizi) il prima possibile”. Nel 2019, si era verificato un blackout simile, che era durato tuttavia solo un’ora. Facebook aveva attribuito la responsabilità dell’episodio, in quell’occasione, a un cambiamento nella configurazione del server. Tra le risposte, si mette in evidenza quella dell’utente Shadow Self @zhingobaaboo: “Spero sinceramente che alcuni vostri utenti capiscano durante questo outage quanto potrebbe essere più bella la vita senza Facebook, e decidere così di non tornare mai più a loggarsi”. Con tanto di hashtag #DeleteFacebook.

Così la società in un comunicato stampa:

“All’enorme comunità di persone e aziende di tutto il mondo che dipendono da noi: ci scusiamo. Stiamo lavorando duramente per ripristinare l’accesso alle nostre APP e servizi e siamo felici di star tornando online ora. Grazie per la vostra pazienza”.