Eurostat: in Italia il maggior potenziale di forza lavoro supplementare

19 Maggio 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Sono 3 milioni e mezzo circa i soggetti che in Italia vorrebbero un lavoro ma ormai non lo cercano più attivamente. A renderlo noto i dati Eurostat secondo cui nel nostro paese si trova la quota di gran lunga più consistente che va a comporre i cosiddetti “scoraggiati”.

Cercano un lavoro attivamente ma non sarebbero pronti ad accettarlo immediatamente poco più di 100 mila persone e il 60% degli inattivi che  vorrebbero un lavoro è rappresentato da donne. Ma il nostro paese conta anche un altro primato rispetto agli altri europei e riguarda la percentuale di persone che potrebbero aggiungersi da attivi al mercato del lavoro, nella “potenziale forza lavoro supplementare“.

L’Eurostat conta oltre 3 milioni e mezzo di cittadini, pari al 14% dell’intera forza lavoro nazionale, quasi uno su sei, laddove in media nell’Ue questa quota si limita al 4,7 per cento, per un totale complessivo di 9,255 milioni di persone. In pratica oltre una persona su tre in tutta Europa che appartiene a questa particolare categoria è in Italia. A voler fare un confronto, basti pensare che in Germania dove vi sono i persone, solo 533 mila vorrebbero rientrare nella “potenziale forza di lavoro supplementare”, 674 mila in Francia e 949 mila in Spagna.

In tutta l’Ue, secondo l’Eurostat, la popolazione attiva tra 15 e 74 anni ammonta a 220 milioni di persone, di cui 23 milioni disoccupati e 136 milioni di inattivi. Due occupati su tre lavorano part time e tra questi vi è una quota consistente di “sotto occupati”, coloro che sarebbero disponibili ad un lavoro a tempo pieno ma non trovano (10 milioni sui 44,7 milioni che lavorano part time).