Energia: mercato libero slitta ancora, obbligo scatterà a gennaio 2023
Slitta di un anno, all’1 gennaio 2023, la fine del servizio di maggior tutela e il passaggio obbligato al mercato libero dell’energia. La proroga offre più tempo ai consumatori per scegliere il proprio fornitore di luce e gas. Finora, secondo i dati duffisi da Arera, il mercato libero è stato scelto dal 56% delle famiglie, ma con forti differenze nel Paese: dal 70% di alcune aree del nord al 38% della provincia Sud Sardegna.
“Questi dati attestano che è stata una vittoria dei consumatori rinviare all’1 gennaio 2023 la fine del mercato tutelato di luce e gas – commenta Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori – E’ un numero esorbitante avere ancora il 44% circa dei clienti domestici nel mercato di tutela della luce, specie se il legislatore non ha ancora deciso che fine dovranno fare i clienti che alla scadenza non avranno ancora effettuato alcuna scelta sul venditore del mercato libero”.
Non solo. Secondo le associazione dei consumatori il settore è una vera e propria giungla nel quale i consumatori fanno fatica a districarsi, firmando contratti di fornitura spesso senza conoscere pienamente tariffe e condizioni applicate. Lo afferma il Codacons: “Da mesi oramai si sono affacciati sul mercato dell’energia operatori, anche piccoli, che bersagliano consumatori e imprese con offerte e promozioni le quali nascondono spesso trappole e una non reale convenienza rispetto al mercato tutelato. Una strategia commerciale aggressiva tesa ad acquisire clientela, senza però garantire reali capacità, qualità del servizio e correttezza verso consumatori e imprese”.
Per questo motivo le associazioni ei consumatori, Codaocns e non solo, ha chiesto con apposita istanza ad Arera di creare un albo dei venditori che non sia un mero elenco di società fornitrici, ma un vero albo in cui si operi una selezione degli operatori virtuosi.
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Ieri la società ha annunciato di essersi aggiudicata un nuovo contratto onshore per il progetto Uthmaniyah Gas Compression Plant in Arabia Saudita
Wall Street apre in positivo, ignorando le tensioni tra Stati Uniti e Iran e i dati sull’inflazione all’ingrosso. Le minacce di Trump verso l’Iran non scoraggiano i mercati, mentre i dati sull’inflazione superano le aspettative. Il Dow Jones, lo S&P 500 e il Nasdaq registrano guadagni, mentre il prezzo del petrolio WTI sale leggermente.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle tensioni tra USA e Iran e delle vendite nel settore tecnologico. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende per la settima sessione consecutiva. Alibaba e altre piattaforme tecnologiche sono sotto esame per pubblicità ingannevoli legate al Festival dello shopping ‘618’.
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