Enel, arriva annuncio su Open Fiber: per Equita nuova governance potrebbe facilitare intese tra Tim e Cdp
Settimana puntellata di annunci per Enel, uno dei titoli a maggiore capitalizzazione di Piazza Affari. L’ultimo in ordine di tempo, arrivato proprio stamattina, è la cessione dell’intera partecipazione detenuta in Open Fiber, pari al 50% del capitale sociale. I contratti prevedono la cessione del 40% di Open Fiber a Macquarie Asset Management per un corrispettivo di 2,12 miliardi, e la vendita del restante 10% a CDP Equity per 530 milioni. CDP Equity diventerà così, successivamente al closing, il principale azionista di Open Fiber con una quota complessiva del 60% del capitale. Il perfezionamento dell’operazione è presumibilmente atteso nel 4° trimestre del 2021, subordinatamente al soddisfacimento delle consuete condizioni sospensive del closing, tra cui l’ottenimento di tutte le necessarie autorizzazioni (presidenza del Consiglio dei Ministri, Commissione Europea in materia antitrust, e waiver da parte delle banche finanziatrici di Open Fiber).
Secondo gli analisti di Equita, che mantengono la raccomandazione buy e il target price di 9,4 euro sulla big dell’energia, “la nuova governance potrà facilitare le interlocuzioni tra TIM e CDP che potrebbero portare a opportunità sul tema della rete e al cloud“. Gli esperti della sim appaiono più scettici invece sulla possibilità che si realizzi il piano di fusione tra TIM e Open Fiber che ci sembra avere meno supporto politico rispetto al passato. In una giornata caratterizzata da una certa cautela a Piazza Affari, il titolo Enel mostra un rialzo di quasi lo 0,5% a quota 7,74 euro.
L’accordo con Erg
La settimana ha preso il via con l’intesa con Erg. La società ligure ha fatto sapere lo scorso 2 agosto di avere concluso un accordo con Enel Produzione per la cessione dell’intero capitale di ERG Hydro. Il corrispettivo in termini di enterprise value, calcolato alla data del 31.12.2021, è pari a un miliardo di euro. Il portafoglio di asset di proprietà di ERG Hydro consta di un sistema integrato di produzione di energia idroelettrica che si estende fra Umbria, Lazio e Marche. Si compone di 19 impianti idroelettrici,7 impianti minihydro, 7 dighe, 4 bacini (corrispondenti a Salto, Turano, Corbara e Piediluco) e una stazione di pompaggio, per una potenza efficiente di 527 MW. La produzione media annua si attesta a circa 1,5 TWh.
Alla fine della scorsa settimana Enel aveva annunciato i conti del semestre, archiviato con un Ebitda adjusted superiore al consenso (8,36 mld vs 8,25 mld attesi). L’utile netto adj è stato pari a 2,3 mld, in linea con le attese. Confermato il dividendo per azione pari a 0,38 euro e la guidance annuale su ebitda e utili.
Enel: Barclays dice ancora overweight dopo ultime dalla Spagna
Intanto ieri Enel è finita sotto la lente di Barclays dopo le ultime in arrivo dalla Spagna. In particolare, gli analisti della banca inglese hanno confermato la raccomandazione overweight, con target price di 10 euro sul titolo del big italiano dell’energia in scia alle decisioni del governo iberico che ha introdotto due modifiche alla proposta di carbon clawback. Gli esperti ricordano come la generazione di potenza elettrica spagnola rappresenti solo il 4% dell’Ebitda 2021 di Enel, quindi l’impatto sull’azienda dovrebbe essere limitato.
“Enel resta la preferita tra le utility integrate verticalmente nel Sud Europa“, affermano gli esperti di Barclays indicando che “circa il 76% di nuova capacità nelle rinnovabili sarà disponibile nei prossimi anni e dovrebbe coinvolgere i mercati chiave (Italia, Spagna, Nord e Sud America), rafforzando così l’integrazione verticale del gruppo”. Nonostante Enel tratti a sconto rispetto ai peer per via della sua esposizione in America Latina, Barclays ritiene che il processo di semplificazione della società potrebbe portare ad una riduzione della sua esposizione nella regione.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.