DTA e risiko banche: Credit Agricole Italia si prende Carige dopo CreVal? L’allarme Francia di Sapelli su Mediobanca e Generali

9 Settembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Nella sua nota odierna, Equita SIM riporta le indiscrezioni del Sole 24 Ore, secondo cui il chiarimento all’Agenzia delle Entrate sulla disciplina delle DTA sarebbe stato richiesto dal FITD, da marzo alla ricerca dell’acquirente della quota di controllo (pari all’80%) di Carige.

Con una risoluzione l’Agenzia delle Entrate, ergo il fisco, ha risposto di fatto alle richieste di chiarimenti arrivate in merito alle doti fiscali previste per le fusioni tra le aziende, specificando in quali casi il regalo di Stato DTA può essere incassato.

In particolare, il fisco ha specificato che il bonus fiscale in caso di M&A può essere percepito anche in caso di aggregazioni multiple, e non solo tra due soggetti, riportando sotto i riflettori la possibilità di una fusione a tre tra UniCredit, Mps e Banco BPM.

Nel commentare la notizia gli analisti di Equita SIM hanno sottolineato di intravedere un appeal speculativo per Banco BPM, riportando al contempo le indiscrezioni di Confindustria, secondo cui Carige porterebbe in dote circa 400 milioni di DTA immediatamente convertibili in caso di acquisizione e che potrebbe essere oggetto di interesse da parte di Credit Agricole Italia, dopo l’acquisizione del Credito Valtellinese perfezionata quest’anno, che ha rinfocolato il timore di una scalata della Francia sull’Italia.

A tal proposito da segnalare il commento di qualche giorno fa arrivato dall’economista e storico dell’economia Giulio Sapelli.

Sapelli, stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa AdnKronos, ha riassunto la trasformazione dell’industria italiana e il ruolo di Mediobanca, alla luce del cambio nell’azionariato nella banca, parlando di “ciò che rimane del capitalismo italiano, che per esistere deve essere sempre meno italiano e sempre più francese”.

Anche l’ultima grande partecipazione dell’istituto di piazzetta Cuccia, Generali, è “una crisalide che aspetta di schiudersi e diventare una farfalla”, una farfalla con i colori della Francia, ha rimarcato l’economista.

Mediobanca, ha detto ancora Sapelli, “nasce in un momento in cui la mano pubblica aveva salvato il 70% del Pil italiano e il 100% delle banche che non fossero cooperative o popolari” dalla Grande crisi del 1929. E nasce con il compito di finanziare la grande industria privata. Quella architettura economica e finanziaria, è “fondata su potenti banche e grandi ed efficienti imprese pubbliche e permette all’Italia di diventare uno dei più grandi Paesi industriali”, ma ha come effetto collaterale anche la “disgrazia” di dare vita a “un’Italia bancocentrica”, con le imprese costrette a dipendere dai prestiti concessi solo dalle banche.

Con “la controrivoluzione liberista”, ha continuato l’economista, lo Stato “impone il mercato con le privatizzazioni”. A quel punto Mediobanca, dice Sapelli, “non dovrebbe servire più”.

Il sistema economico e finanziario resta però bancocentrico e Mediobanca “sopravvive per un accordo politico: finché c’era Fiat non si poteva smantellarla e un segmento del potere democristiano si infila in Mediobanca”.