Donne nei cda: nel mondo occupano quasi un quarto (24%) delle posizioni nei board, il rapporto ‘Gender 3000’ di Credit Suisse  

29 Settembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Credit Suisse torna a focalizzarsi sulla diversità di genere, presentando il nuovo rapporto ‘Gender 3000 2021‘ che analizza i progressi compiuti nel miglioramento del profilo della diversità di genere. Si concentra inoltre sulle posizioni dirigenziali anziché solo sulla composizione dei consigli di amministrazione, come ulteriore parametro per valutare il miglioramento sotto il profilo della diversità di genere. Il rapporto analizza la suddivisione per genere di 33mila alti dirigenti in oltre 3mila aziende di 46 Paesi.

Le donne nei consigli di amministrazione

Tra il 2015 e il 2021 la percentuale femminile nei consigli di amministrazione in tutto il mondo è aumentata di 8,9 punti percentuali ed è più che raddoppiata se confrontata rispetto all’inizio del decennio. Nel rapporto si evidenzia che Europa e Nord America sono in testa alla media globale con il 34,4% e il 28,6% di donne nei board. La regione APAC si è attestata al 17,3% e l’America latina al 12,7%. La performance relativa tende a rispecchiare la prevalenza degli investimenti ESG, ma anche dove la pressione politica è stata maggiore. I Paesi europei sono ai primi posti al mondo in termini di percentuale di presenza femminile nei consigli di amministrazione, con in testa la Francia che registra un 45%, mentre il Regno Unito è decimo, con il 35%.

Numero donne ceo sale del 27%

Gender 3000 di Credit Suisse valuta anche come la diversità si rifletta nei management team. La percentuale media di donne nel senior management (definita come il numero di dirigenti donna in proporzione alla totalità dei dirigenti presenti nella nostra banca dati Gender 3000) è migliorata dal 17,6% del rapporto 2019 al 19,9% nel 2021. Europa e Nord America hanno la quota maggiore di donne in ruoli direzionali, ma il divario tra queste regioni e il resto del mondo è nettamente inferiore rispetto al livello dei consigli di amministrazione. Il divario a livello di conduzione è solo di un punto percentuale. Il numero di donne che vestono i panni di ceo a livello globale è aumentato del 27%, anche se rappresenta ancora solo il 5,5% del totale. Il numero di cfo donne è aumentato del 17% e ora si attesta al 16% di tutte le posizioni di direttore finanziario a livello globale.

Attestata al 6,7%, l’Europa ha la più alta percentuale di donne ceo e ha inoltre registrato il maggiore aumento rispetto al 2019. Tuttavia, la proporzione in Asia escluso il Giappone continua a essere più alta, attestata al 6,2%, mentre gli Stati Uniti si attesta al 5,6%. A livello di cfo, le donne sono particolarmente ben rappresentate nella regione APAC escluso il Giappone. Nella regione, le donne rappresentano quasi un quarto dei CFO, decisamente più che in Europa e negli Stati Uniti.

Il gap nell’imprenditoria

La rappresentanza femminile relativa nell’imprenditoria è migliorata negli ultimi cinque anni, con il rapporto tra startup fondate da donne e quelle fondate da uomini in aumento dallo 0,62 a 0,73. “Abbiamo riscontrato che le imprese fondate da donne sono più piccole di quelle fondate dagli uomini, con ricavi e valutazioni inferiori”, spiegano da Credit Suisse aggiungendo che nessuna delle migliori 100 aziende unicorno a livello mondiale è stata fondata da sole donne.

Come sottolinea Richard Kersley, responsabile di global thematic research di Credit Suisse: “È confortante notare il continuo aumento della diversità nei consigli di amministrazione descritto nel nostro ultimo rapporto Gender 3000, che rispecchia la positiva correlazione tra diversità di genere e outperformance aziendale. Tuttavia, come abbiamo sempre sostenuto in tutti i nostri studi, non asseriamo un rapporto di causa-effetto nella nostra analisi ma evidenziamo esclusivamente una correlazione manifesta e duratura. Pur essendo certi che la diversità di genere a livello di conduzione e nei consigli di amministrazione è in aumento in tutto il mondo, c’è ancora margine di miglioramento, in particolare nei Paesi emergenti, soprattutto in quelli asiatici”.