Dazi, Tesla rincara le vetture vendute in Cina
La guerra dei dazi ha colpito anche il listino prezzi delle Tesla vendute in Cina: le Model S e Model X sono state rincarate, durante il weekend, di 150-250mila yuan a seconda dei vari allestimenti. Si tratta di circa 22-37mila dollari in più. I dazi sulle vetture importate dagli Usa sono stati innalzati al 40%, e secondo gli analisti la società non può permettersi di assorbire il costo di questi dazi senza aumentare i prezzi di listino, anche se questo frenerà le vendite.
Il mercato cinese vale il 17% del fatturato di Tesla. Il titolo quotato a Wall Street è in rialzo dello 0,7% a 311,18 dollari.
Per il momento Ford ha dichiarato che i prezzi resteranno invariati per la clientela cinese, il costo dei dazi verrà coperto dalla riduzione sui margini di profitto.
Breaking news
Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play