Dall’Opec+ spinta bullish al petrolio, mossa giusta? Paura per gas naturale, vale l’equivalente di $190 al barile

5 Ottobre 2021, di Redazione Wall Street Italia

L’Opec+ conferma la strategia annunciata lo scorso luglio e i prezzi del petrolio toccano nuove vette: il contratto WTI scambiato sul Nymex di New York supera la soglia di $77 al barile per la prima volta in sette anni, ovvero dal 2014, arrivando a riagguantare, quasi, anche i $78 al barile, con un rally fino a $77,92. Il Brent sfonda al rialzo quota $80, testata dopo tre anni la scorsa settimana, superando anche gli 81 dollari al barile. L’Opec +, alleanza tra i paesi Opec e non Opec come la Russia, ha fatto praticamente orecchie da mercante, a fronte degli appelli di Stati Uniti e India, che le avevano chiesto di aumentare l’offerta oltre l’ammontare mensile previsto, a causa della ripresa dell’economia dalla pandemia Covid-19 che, seppur irregolare, continua a un ritmo più spedito di quanto fosse stato previsto. Nel mese di luglio, l’Opec+ aveva raggiunto un accordo per aumentare l’offerta di 400.000 barili al giorno, ogni mese, almeno fino all’aprile del 2022, rilasciando così sul mercato quei 5,8 milioni di barili al giorno che erano stati precedentemente tagliati, per risollevare i prezzi, caduti con la pandemia Covid-19. Nella giornata di ieri, in occasione della riunione dell’alleanza, erano circolati però alcuni rumor, che avevano riferito che l’Opec+ stava considerando l’opzione di rilasciare sul mercato una maggiore quantità mensile di barile dei 400.000 che ha deciso di aggiungere. E invece no: alla fine i principali produttori ed esportatori di petrolio hanno ribadito quanto era stato deciso a luglio, con il vice primo ministro Alexander Novak che ha detto di ritenere che il mercato sia ora bilanciato. Evidentemente, i paesi Big del petrolio non sono ancora del tutto convinti che la ripresa della domanda di oil sia sostenibile e possa far fronte a ulteriori eventuali varianti del Covid-19 che dovessero presentarsi. Una fonte vicina al dossier ha riferito infatti a Reuters, poco prima della votazione nel meeting, che l’Opec+ teme che l’arrivo di una quarta ondata globale di infezioni possa colpire la domanda, e dunque mettere di nuovo sotto pressione i prezzi. La conferma dello status quo ha innescato così la nuova corsa delle quotazioni dell’oro nero, che quest’anno sono schizzate di oltre il 50%. Il rally è destinato a proseguire? “Ci aspettiamo una graduale normalizzazione della crescita della domanda e crediamo che la ripresa dell’offerta inizierà a pesare sui prezzi del petrolio a partire dal quarto trimestre”, hanno commentato gli analisti di Capital Economics che, evidentemente, condividono la posizione dell’Opec+, ritenendo che la fiammata dell’oil sia un fenomeno destinato prima o poi a smorzarsi. “Quest’anno, la crescita della domanda è stata superiore a quella dell’offerta, aiutando i prezzi a testare i massimi degli ultimi anni. Ma noi ci aspettiamo che questa dinamica venga ribaltata, con l’Opec+ che sta aumentando la produzione”. Sarà. Fatto sta che il rally dei prezzi energetici preoccupa sempre di più il mondo intero, come conferma un articolo del New York Times appena pubblicato: “Energy Prices Spike as Producers Worry Over Pandemic and Climate”: ovvero, i prezzi energetici volano mentre i produttori temono la pandemia e il clima”. L’articolo ricorda come i prezzi del ga naturale siano aumentati di oltre il 150% su base annua, “rischiando di far così aumentare, nell’inverno che si avvicina, i prezzi dei beni alimentari, dei prodotti chimici, della plastica e del riscaldamento”. “Il sistema energetico è improvvisamente in crisi in tutto il mondo, a causa dell’incremento rapido, negli ultimi mesi, del costo del petrolio, del gas naturale, del carbone – si legge ancora nell’articolo del New York Times – In Cina, nel Regno Unito e altrove, la scarsità della benzina e gli acquisti dettati dal panico (panic buying) hanno scatenato blackout e lunghe file nelle stazioni di rifornimento”.

Negli States, “la situazione non è così drammatica, ma i prezzi del petrolio e della benzina sono saliti al punto da portare il presidente (Joe) Biden a chiedere ai produttori esteri di aumentare l’offerta, in un momento in cui, simultaneamente, fa pressioni al Congresso affinché agisca contro i cambiamenti climatici, traghettando il paese dall’utilizzo di carburanti fossili al consumo di energie rinnovabili e all’acquisto di auto elettriche”.

Il boom dei prezzi energetici ha già colpito intere famiglie europee, traducendosi in bollette decisamente più alte, come ben sanno e da un bel po’ di giorni gli italiani, a cui è stata presentata la prospettiva di rincari della bolletta fino a +40%. Molti governi europei – governo Draghi incluso – sono intervenuti per rendere meno esose le bollette, ma non solo il petrolio, ma anche il gas naturale, ha continuato a puntare verso l’alto. Tanto che lo scorso venerdì il contratto del gas scambiato in Olanda è salito fino a 100 euro il Megawatt-ora. Bloomberg in un articolo ha spiegato il fenomeno sottolineando che il gas naturale a 100 euro è l’equivalente, facendo le opportune conversioni e considerando le diverse unità di misura, di prezzi del petrolio Brent a $190, più del doppio praticamente del valore a cui il contratto sta oscillando. A tal proposito, l’agenzia di stampa ha ricordato che il record assoluto del Brent è stato testato nel luglio del 2008 a $147,50. Si arriva a 190 dollari al barile anche facendo la conversione dei prezzi del contratto spot benchmark del Nord Asia relativo alle consegne di gas naturale liquefatto che, giovedì scorso, sono saliti a $34,47 per MMBtu, il valore più alto dal 2009, secondo i dati di   S&P Global Platts. “Convertendo la cifra in unità di petrolio, anche in questo caso di arriva all’equivalente di $190 al barile”.