Crisi semiconduttori affossa mercato dell’auto in Europa, immatricolazioni a settembre mai così male dal 1995

15 Ottobre 2021, di Redazione Wall Street Italia

La crisi dei semiconduttori pesa sul mercato dell’auto in Europa che continua il suo declino. A settembre la domanda di auto nella regione è crollata del 23,1 % rispetto all’anno prima (-25,2% nell’Unione europea + Efta + Uk). Si tratta del peggior settembre dal 1995. Sulle speranze di ripresa del mercato dell’auto stremato dalla pandemia si è abbattuta la crisi nelle forniture di semiconduttori, che sono particolari essenziali per la costruzione di auto. Questa crisi sta fortemente penalizzando la produzione con ripercussioni che cominciano ad essere importanti anche sui tempi di consegna delle vetture nuove che si allungano sempre di più e ha riflessi anche sul mercato dell’usato a cui si rivolge in maniera crescente parte degli automobilisti che non riescono ad ottenere tempi di consegna ragionevoli per comprare un’auto nuova.

E’ ciò che emerge dagli ultimi dati diffusi da Acea (European Automobile Manufacturers’ Association). Lei stessa spiega che questa nuova flessione delle vendite è in gran parte causata dalla carenza di chip, che ha frenato la produzione e quindi la consegna di auto. Tutti i principali mercati europei hanno registrato cali a doppia cifra: Italia (-32,7%), Germania (-25,7%), Francia (-20,5%) e Spagna (-15,7%).

Rispetto al 2019, cioè all’anno che ha preceduto la pandemia da coronavirus, in settembre le immatricolazioni di autovetture in Europa Occidentale (Ue+ Efta + Uk) hanno subito un calo del 24,3%, mentre nel periodo gennaio-settembre la contrazione è stata del 24,4%.

Tra i singoli produttori, Stellantis ha evidenziato una flessione delle immatricolazioni del 30,4%, facendo quindi peggio del mercato. Tra i suoi singoli marchi, il peggiore è stato Alfa Romeo con un -46,5%.

Ma è boom di auto elettriche
Un aspetto di particolare interesse nei dati diffusi oggi da Acea è comunque il fatto che proprio in settembre si è registrato un boom nelle vendite di auto elettriche pure (BEV) o ibride con la spina (plug-in) dovuto al crescente interesse verso questo tipo di veicoli e probabilmente anche al fatto che presso le concessionarie di tutta Europa vi è ancora una buona disponibilità di auto di questo tipo da collocare sul mercato. Nel Regno Unito in settembre, mentre le immatricolazioni accusano un calo del 37,3% su settembre 2019, la quota di mercato delle auto elettriche (BEV) si è attestata al 15,2%, mentre l’ibrido plug-in ha toccato il 6,4%. In Germania, a fronte di un calo delle immatricolazioni del 19,5% su settembre 2019, la quota delle elettriche ha toccato il 29% e quella degli ibridi plug-in è arrivata a superare il 13%. Per quanto riguarda l’Italia in settembre le immatricolazioni di autovetture hanno fatto registrare un calo del 26,2% sul 2019, ma la quota di mercato delle auto elettriche è balzata all’8% contro lo 0,9% del settembre 2019, mentre la quota delle ibride plug-in è salita al 5,2% contro lo 0,6% del settembre 2019.

Con riferimento alle auto elettriche particolarmente interessante per l’Italia è la proposta lanciata nei giorni scorsi dal viceministro allo Sviluppo Economico Gilberto Pichetto Fratin per rendere strutturali gli ecobonus per l’acquisto di vetture elettriche o a basso impatto con uno stanziamento annuo di 1 miliardo. Secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, questa proposta va nella direzione giusta in quanto supera gli incentivi stop and go.

“Nella prospettiva di accelerare la sostituzione del parco auto per renderlo meno inquinante e più sicuro – aggiunge Quagliano – importante sarebbe, poi, rendere strutturali anche gli incentivi recentemente approvati per l’acquisto con rottamazione di auto usate Euro6 e il modo migliore per farlo potrebbe essere l’eliminazione dell’imposta sui passaggi di proprietà delle vetture usate, imposta che negli altri paesi europei non esiste o è molto inferiore a quella che si paga in Italia”.