Covid: la quarantena non verrà riconosciuta malattia ai lavoratori, mancano le risorse Inps. Danno fino a 700 euro per 10 giorni di assenza

23 Agosto 2021, di Redazione Wall Street Italia

Niente prestazioni Inps per chi resta a casa in quarantena per isolamento fiduciario in caso di contatto stretto con persona contagiata. L’Inps ha fatto sapere infatti che l’indennità di malattia per quarantena Covid non potrà essere erogata per gli eventi avvenuti relativi al 2021, ma solo per tutto il 2020 nel limite delle risorse stanziate. Sì, perché, a quanto pare, per il 2021 il legislatore non ha stanziato nuove risorse, spiega l’Inps, e quindi “l’indennità non potrà essere erogata per gli eventi avvenuti nell’anno in corso”. Una comunicazione che arriva come una doccia fredda, proprio in un momento in cui molte aziende si stanno preparando a far rientrare i lavoratori finora in smartworking. E senza riconoscimento della malattia, un lavoratore rischia di avere un danno fino a 700 euro per 10 giorni di assenza.

 

Cosa cambia?
La quarantena dei dipendenti in caso di contatto stretto con persona contagiata non è più considerata malattia dall’Inps e sarà di fatto scaricata sui lavoratori o datori di lavoro. Lo stop non riguarda la quarantena in caso di eventi certificati come malattia conclamata da Covid-19 (quindi, se si contrae il coronavirus e viene certificato dal medico), per cui le indicazioni ricevute da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali autorizzano il riconoscimento della tutela della malattia secondo l’ordinaria gestione. Ma sorge comunque un nuovo problema da gestire, soprattutto per quelle aziende che hanno già richiamato i lavoratori dallo smartworking o si apprestano a farlo nel post-ferie: da una parte c’è l’obbligo di restare in isolamento nel caso di contatto stretto con persona contagiata dal Covid per limitare il contagio, dall’altro questo obbligo può comportare assenza da lavoro (se non si può applicare lo smartworking) che non viene più riconosciuta come malattia. Chi coprirà questo buco?

Secondo Unimpresa, le aziende dovranno inevitabilmente coprire il mancato riconoscimento, da parte dell’Inps, delle prestazioni pagate durante le assenze per malattia e, fino allo scorso 6 agosto, riconosciute anche a chi, per legge, viene obbligato a restare nel proprio domicilio, quindi senza poter lavorare, nel caso di contatto stretto con persona contagiata dal Covid. Se le aziende non copriranno le prestazioni Inps, per i lavoratori ci sarà un danno in busta paga tra i 600 e i 700 euro, in media, per 10 giorni di assenza. Per le imprese si tratterebbe in ogni caso di fare i conti con un danno, che potrebbe essere doppio: gestire l’assenza di personale, che in caso di contagi aziendali potrebbe addirittura dimezzarsi, quindi con conseguenze sull’operatività aziendale, e, contemporaneamente, subire un peso per l’eventuale compensazione dei “buchi” nelle retribuzioni dei dipendenti.

Il discutibile stop da parte dell’Inps è arrivato con il messaggio dello scorso 6 agosto, con il quale l’istituto ha annunciato che per l’anno 2021 le prestazioni di malattia legate alla quarantena fiduciaria non saranno più equiparate a una malattia e dunque non potranno essere riconosciute. Come a dire o paga l’azienda oppure il lavoratore si vedrà lo stipendio tagliato per quelle giornate. Inoltre, i lavoratori cosiddetti “fragili”, quelli che più di ogni altra categoria avrebbe dovuto essere tutelata e protetta, saranno coperti soltanto fino a giugno 2021, dopodiché anche per loro si apre un buco che qualcuno dovrà coprire e tutto questo nel momento in cui purtroppo i dati sui contagi riprendono ad aumentare.

“Ancora una volta a rimetterci nel gioco “dello scarica barile” tra Inps e Ministero del Lavoro, chi ci rimetterà saranno le imprese ed i lavoratori. Un film già visto più volte, ricordiamo ancora i periodi scoperti dalla Cassa Integrazione Covid, solo per ricordare il più eclatante, e adesso con la nota Inps 2842/2021 si ripresenterà a fine mese un conto salatissimo da pagare. Il mondo delle imprese chiede, pertanto, che il Ministro Orlando intervenga il prima possibile per dirimere questa situazione”, commenta il consigliere nazionale di Unimpresa, Giovanni Assi. “Ci chiediamo, come può essere mai che un lavoratore sia da una parte obbligato (giustamente) a rimanere a casa per essere stato un contatto stretto al fine di contenere la diffusione del contagio da Covid-19 e dall’altra parte poi non siano previste tutele e quello stesso lavoratore debba correre il rischio di restare privo di retribuzione o di pesare sulle casse della sua impresa che già si vedrà dimezzati con ogni probabilità gli organici?”.