Conti correnti: l’inflazione li erode, 80 miliardi rischiano di andare in fumo

6 Dicembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

L’impennata dell’inflazione si trasforma di fatto in una perdita di valore dei conti correnti da quasi 80 miliardi di euro. Con i tassi di interesse praticamente a zero, e quindi rendimenti nulli, l’impressionante quantità di soldi parcheggiata sui conti da famiglie e imprese rischia di erodersi con l’aumentare dell’inflazione, arrivata a ottobre al 3,8% e che secondo le ultime previsioni Istat dovrebbe salire ancora nei prossimi mesi prima di attenuarsi nella seconda parte del 2022 verso il 2,2%.

L’aumento dei prezzi, infatti, ha un impatto indiretto sulla liquidità lasciata nei depositi bancari da famiglie e imprese: somme di denaro infruttifere, pari a oltre 2.000 miliardi, che perdono di potere d’acquisto con l’incremento dell’inflazione. Si tratta, in totale, di 77,5 miliardi di euro: una stangata nascosta che pesa soprattutto sulle famiglie, con una cifra di 43,4 miliardi, poi sulle aziende con 15,2 miliardi.

È quanto emerge da una analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo la quale anche lo Stato centrale subirà gli effetti dell’inflazione con una perdita di potere d’acquisto pari a 904 milioni, mentre gli enti locali (regioni e comuni) subiranno un danno di 805 milioni, più dei 617 milioni a carico delle assicurazioni e dei 286 milioni a carico dei fondi pensione, mentre la liquidità dei fondi d’investimento sarà erosa per 11,8 miliardi.

“L’aumento incontrollato dei prezzi, a cui stiamo assistendo da mesi, può pregiudicare la ripresa economica e comunque rendere almeno in parte vana il rimbalzo del pil del 2021”, avverte il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

Secondo l’analisi del Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato i dati della banca d’Italia, a settembre scorso, in totale, sui depositi bancari risultavano 2.040,1 miliardi di euro: su questa somma, che non viene remunerata dalle banche a causa dei tassi d’interesse prossimi allo zero, pesa l’inflazione che è salita al 3,8% (dato di ottobre) e, mangiando il potere d’acquisto, fa scattare una perdita di valore pari a complessivi 77,5 miliardi.

La stangata sui conti correnti cagionata dall’inflazione potrebbe risultare, nell’arco dei prossimi 12 mesi, anche più cospicua se, come probabile, l’indice dei prezzi al consumo continuerà a salire ancora.