Come gestire il rischio in uno scenario di tassi di interesse bassi

11 Aprile 2016, di Laura Naka Antonelli

Come affrontare uno scenario caratterizzato da tassi di interesse bassi senza rinnegare le proprie convinzioni. È il titolo di una nota dedicata al risked-based investing a cura di Guido Bolliger (SYZ Asset Management).

“Attualmente, più di 5 triliardi di dollari di debito pubblico vengono gestiti a tassi negativi, con un evidente impatto sul rendimento dei portafogli multiasset. I tassi di interesse bassi riducono anche il potenziale di diversificazione delle obbligazioni presenti nei portafogli, in quanto aumentano le correlazioni tra gli attivi rischiosi. La tradizionale gestione patrimoniale bilanciata consiste nel diversificare il proprio capitale ridistribuendolo in diverse classi di attività, in modo da raggiungere un obiettivo di rendimento a lungo termine”.

Generalmente, l’allocazione in obbligazioni è compresa tra il 40% e il 60%, mentre il capitale restante viene ridistribuito in classi di attività più rischiose quali azioni, credito, patrimonio immobiliare e veicoli alternativi. Questo approccio di investimento versa in una condizione particolarmente svantaggiata per affrontare le attuali sfide del mercato. In primo luogo, il rendimento di questi portafogli è destinato a diminuire a causa dei tassi estremamente bassi. In secondo luogo, a seguito della diminuzione del potere di diversificazione delle obbligazioni il rischio e il “drawdown” a loro legati subiranno un aumento“.

Continua Bolliger:

“I metodi di gestione di attivi basati sul rischio sono una risposta diretta alle sfide affrontate dalla tradizionale gestione patrimoniale bilanciata durante la crisi finanziaria del 2008. Il loro obiettivo è di evitare un’eccessiva concentrazione delle fonti di rischio e, in tal modo, gestire attivamente la volatilità dei portafogli. Tuttavia, tali metodi di prima generazione basano il loro approccio su un concetto estremamente forte: a lungo termine, tutte le classi di attività hanno un rapporto rischio/rendimento identico. Di conseguenza, prescindono completamente dal rendimento futuro e quindi dal livello di valorizzazione degli attivi. L’approccio “risk parity” è il metodo di allocazione più noto. Si basa sul concetto del bilanciamento equiponderato del rischio tra diverse classi di attività. L’allocazione del capitale che ne deriva sovrapondera gli attivi più rischiosi e debolmente correlati agli altri attivi presenti nel portafoglio. I risultati ottenuti nel corso dell’ultimo decennio sono eccellenti, tanto in termini di rendimento assoluto quanto in termini di rapporto rendimento/rischio; ciò si deve a una buona diversificazione del rischio, ma anche alla forte sovraponderazione in obbligazioni pubbliche. In un futuro prossimo e in un contesto di tassi d’interesse estremamente bassi come quello attuale, un portafoglio di questo tipo forse non sarà più la soluzione ottimale”.

Ancora:

“I metodi di allocazione di seconda generazione basati sul rischio rimettono in discussione il concetto secondo cui tutte le classi di attività producono sul lungo termine un rendimento identico e adeguato al rischio. In effetti, il rendimento delle diverse classi di attività viene influenzato da due componenti macroeconomiche i cui effetti, in genere, si fanno sentire ciclicamente su vari anni: la crescita e l’inflazione. Nell’ambito di un “risk budgeting” attivo, la componente di rischio attribuita a ogni classe di attività non è più unicamente determinata dal rischio stesso, ma dipende anche dalle stime sul futuro rendimento atteso per ogni classe. L’approccio utilizzato è rappresentato di seguito. Le stime sono espresse sotto forma di valore atteso relativo al rendimento di ogni classe di attività, cui si affiancano il budget di rischio associato e la differenza di allocazione del capitale tra le due metodologie.

Tabella 1: Allocazione in base al budget di rischio attiva versus “risk parity”

“I budget di rischio attribuiti alle classi di attività il cui valore atteso è importante sono superiori a quello dell’approccio “risk parity”. Nell’esempio illustrato, ciò si traduce con una diminuzione del peso delle obbligazioni svizzere in favore delle azioni estere e del patrimonio immobiliare estero. Invece, il peso delle obbligazioni svizzere non è nullo e una parte dell’allocazione viene trasferita sulle obbligazioni estere benché il rendimento atteso di queste ultime sia solo leggermente superiore. Questo esempio illustra l’influenza del fattore di rischio nel processo di allocazione che consente di mantenere un buon livello di diversificazione e di rispettare il budget della volatilità del portafoglio, integrando nel contempo le stime di investimento. Benché la volatilità dei portafogli basati sul rischio sia gestita attivamente, il loro potenziale di “drawdown” può, tuttavia, essere significativo. Ecco perché, SYZ Asset Management integra la soluzione di investimento basata su un’allocazione attiva del rischio con una dinamica gestione del “drawdown” dei portafogli”

Infine:

“In un contesto economico caratterizzato dall’estrema volatilità dei mercati, in cui il numero di strumenti a rendimento periodico è in diminuzione e le fonti di diversificazione si stanno esaurendo, probabilmente il peso della gestione del rischio nel processo di investimento aumenterà ancora. Un processo di investimento che integra il rischio non è antinomico rispetto a una gestione basata su convinzioni forti. Al contrario, gli approcci attivi basati sul rischio permettono di esporre i portafogli alla valutazione diretta del loro gestore, spesso la più oculata in materia di rischio, ottimizzando così il rapporto rischio/rendimento”.