Carry trade torna in auge: ai massimi da dicembre
I ritorni del carry trade sono ai livelli più alti dal 7 dicembre, secondo quanto risulta dal Deutsche Bank G10 FX Carry Basket Index, segno che le condizioni del mercato per questa pratica di trading (nella quale si prende in prestito laddove i tassi sono bassi per investire ove sono più elevati) sono tornate favorevoli. I rally del rand sudafricano e del dollaro canadese, entrambi del 4% sull’euro, hanno aiutato questi risultati.

Gioca a favore del carry trade anche il ridimensionamento della volatilità delle valute, che secondo il JPMorgan’s Global FX Volatility Index è scesa al 10,95%, il livello minimo da un mese a questa parte.
“Quanto a lungo durerà questo ambiente carry-positive è la domanda chiave”, afferma in una nota Oliver Harvey, macro strategist presso Deutsche Bank, “La Fed potrebbe essere troppo colomba e la bassa crescita nei mercati emergenti potrebbe persistere; ma la domanda è quando una diventi rilevante per i mercati”.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.