Carige, con Bper batte Mps su diversi fronti. Ora verso terzo polo, Pop Sondrio candidata ideale?

15 Febbraio 2022, di Redazione Wall Street Italia

Grazie a Bper e all’accordo appena sottoscritto Carige, definita in passato l’altra Mps del sistema bancario italiano, batte la ‘vera’ Mps sotto tutti i punti di vista: in termini di appetibilità, visto che, nel momento in cui è stata rigettata nell’arena del mercato nelle vesti di preda, ha visto presentarsi un po’ di pretendenti, interessati alla quota di maggioranza dell’80% detenuta dall’Fitd, a fronte di un interesse quasi pari a zero da parte delle banche nei confronti dell’istituto senese.

Nei confronti di Carige, si sono mosse sia Bper che, anche se soltanto verso la fine, Credit Agricole Italia – tanto che per diversi giorni Piazza Affari ha scommesso su un duello tra i due potenziali acquirenti, e tanto che l’entrata dei francesi aveva irritato non poco Bper, che aveva interpellato anche la Consob – e il fondo Cerberus. Interessata alla quota di maggioranza del 64% del Tesoro nel Monte dei Paschi, prima che il Mef avviasse trattative con UniCredit di Andrea Orcel, sarebbe stato invece solo il fondo Apollo, unico a essere entrato in data room. Il resto fa parte della storia recente sia di Mps che di UniCredit e si può riassumere nel flop delle trattative, nonostante il regalo di Stato che al banchiere ceo di Piazza Gae Aulenti non è però, evidentemente bastato.

Ma insieme a Bper Carige batte Mps anche su un altro fronte: come scrive oggi il Sole 24 Ore, nel commentare l’accordo di acquisizione che Bper ha sottoscritto per rilevare la quota di maggioranza dell’istituto ligure, “grazie agli oltre 800mila clienti Carige, Bper supera i 5 milioni di clienti e porta gli attivi totali oltre i 155 miliardi, diventando il quarto operatore per dimensione in Italia davanti a Mps” . Mps sempre più sola visto che, nonostante le ambizioni del Mef maggiore azionista che portano ancora il nome di M&A, Siena continua a rimanere confinata nella sua solitudine. UniCredit l’ha dimenticata da un pezzo, e ormai, secondo recenti indiscrezioni, punterebbe a Banco BPM con una Opa ostile. Novità sul dossier potrebbero arrivare nelle prossime ore, visto che il cda di UniCredit che è stato convocato per la giornata di oggi dovrebbe far luce anche sull’eventuale operazione diretta a fagocitare la banca guidata da Giuseppe Castagna.

Tempi di M&A tra banche, insomma, a Piazza Affari: certo, nel caso dell’accordo Bper-Carige l’ultima parola spetta all’Antitrust e alla Bce, autorità che dovranno dare il loro via libera all’accordo, che dovrà essere completato entro il 30 giugno, permettendo alla banca modenese di incassare quel tesoretto rappresentato dalla conversione delle Dta in crediti fiscali che avrebbe un valore di 370 milioni di euro. Proprio l’esistenza di questo tesoretto ha permesso a Bper di superare l’ostacolo alla buon riuscita dell’operazione rappresentato da quel miliardo che aveva chiesto al Fondo interbancario di tutela e di depositi perchè Carige venisse ricapitalizzata. Proprio quella richiesta di 1 miliardo inclusa nell’offerta iniziale di Bper sulla banca ligure, presentata alla metà di dicembre, si era confermata Pomo della discordia, per l’impossibilità da parte del Fondo di iniettare una tale somma a causa di quanto stabilito dal suo stesso statuto.

La situazione si è poi sbloccata con la presentazione di una nuova offerta alla partecipazione detenuta dal Fondo, sempre in stile Intesa SanPaolo-banche venete, dunque al prezzo simbolico di 1 euro, con la richiesta di una ricapitalizzazione da parte del Fondo praticamente dimezzata da 1 miliardo a 530 milioni di euro (tanto c’è comunque il tesoretto di Stato).

Cosa succede ora al panorama bancario del made in Italy? Succede che Bper potrebbe non aver concluso il suo piano di espansione: nel mirino potrebbe esserci infatti Popolare di Sondrio, forte della sua trasformazione in spa e del risultato di bilancio migliore della sua storia.

Vediamo come Equita SIM riassume e commenta nella sua nota odierna il dossier Bper-Carige, che porta l’Italia più vicina alla realizzazione del terzo polo bancario:

” Come atteso, nella serata di ieri Bper e e il Fitd hanno annunciato l’accordo per la cessione della quota dell’80% di Carige in mano al fondo interbancario, al termine della due diligence confirmatoria. L’accordo ricalca le condizioni presentate da Bper il 9 gennaio e in particolare:

  • Acquisizione per 1 euro della quota dell’80% di Carige detenuta dall’Fitd, successivo a un intervento patrimoniale di quest’ultimo nella banca di 530 milioni
  • Successivamente al closing, atteso entro il 30 giugno per poter beneficiare delle DTA (320 milioni post effetto fiscale), lancio di un’Opa per la quota restante del 20% di Carige un prezzo di 0,8 euro per azione (esborso 120mn) Il closing sarà soggetto alle autorizzazioni Antitrust e Bce.

“BPE acquisirà dal FITD, per un ammontare di 5 milioni (pari al valore nominale) il prestito subordinato di Carige emesso nel 2018. Riteniamo che le condizioni poste da Bper sterilizzino i rischi del deal sul fronte patrimoniale e dell’asset quality , visto che – sulla base delle nostre stime – riteniamo che la ricapitalizzazione in Carige da parte dell’Fitd e la conversione di DTA dovrebbero permettere di coprire i costi di ristrutturazione/integrazione di Carige, con la combined entity che atterrerebbe con un CET1 in area 13% e un NPE Ratio <5%. Vediamo spazio per una EPS accretion mid single digit al 2023 e potenzialmente in crescita negli anni successivi a seguito del materializzarsi delle sinergie da funding.

“Ribadiamo il senso industriale dell’operazione – continua Andrea Lisi di Equita SIM – che permetterà a Bper di aumentare gli impieghi del 15% e di raggiungere una quota di mercato in termini di filiali di 10% circa (da attuale c.8%), crescendo specialmente in Liguria (dove Carige ha il 37% delle filiali). Giudichiamo la mossa di Bper efficace e che crea le premesse per la creazione di un terzo polo bancario in Italia. Il titolo tratta con un P/TE = 0.43x

Vincitore di questo accordo è, oltre alle banche direttamente interessate, Unipol, la compagnia assicurativa italiana guidata da Carlo Cimbri, che detiene una partecipazione del 19% in Bper e del 9% anche in Popolare di Sondrio, già data come preda appetibile e altro tassello destinato a partecipare alla creazione del terzo polo bancario.