Carige: Bper batte Crédit Agricole. La banca di Montani punta ancora più in alto, guarda anche a Pop Sondrio

11 Gennaio 2022, di Redazione Wall Street Italia

Il futuro di Carige nelle mani di Bper. Alla fine, grazie a una offerta che è stata decisamente migliorata rispetto alla prima presentata alla metà di dicembre, l’Fitd – fondo maggiore azionista di Carige con una quota dell’80% – ha scelto la banca modenese guidata da Pietro Montani tra i vari pretendenti. Bper l’ha spuntata dunque sulla franco-italiana Credit Agricole Italia e sul fondo Cerberus, anch’esse, secondo indiscrezioni insistenti confermate da fonti stampa anche nelle ultime ore, interessate a conquistare l’istituto ligure. La scelta è stata comunicata dall’Fitd – Fondo interbancario di tutela dei depositi – con un comunicato, diramato al termine della riunione del Comitato di gestione. A Bper, si legge nella nota, è stato concesso un “periodo di esclusiva per la finalizzazione della cessione della partecipazione detenuta in Banca Carige”, a seguito di una “valutazione comparativa delle offerte non vincolanti ricevute e di un articolato processo di valutazione con interlocuzioni e approfondimenti condotti con un numero considerevole di soggetti potenzialmente interessati all’acquisto della partecipazione detenuta dal FITD e dallo Schema Volontario in Banca Carige (79,99%)”.

Il periodo di esclusiva ha una durata di “4 settimane per il completamento di una due diligence confirmatoria e la definizione e sottoscrizione di un contratto di acquisizione nel più breve tempo possibile, e comunque non oltre il 15 febbraio 2022”. “L’offerta di Bper Banca – ha precisato il Fondo – ha natura non vincolante e, in caso di perfezionamento dell’operazione, prevede il lancio da parte di Bper Banca di un’Opa sulle restanti azioni di Banca Carige non detenute dall’Fitd e dallo SVI, per un corrispettivo di euro 0,80 per azione” Ma cosa ha convinto l’Fitd a far ricadere la sua scelta su Bper? Determinante è stato sicuramente il rilancio della proposta di quest’ultima, di cui si vociferava già ieri, confermato poi da Montani & Co. Nella proposta di acquisizione per l’88% di Carige – di cui l’80% in mano all’Fitd e il restante 8% in mano al secondo azionista Ccb – presentata ufficialmente alla metà di dicembre, per un valore simbolico di 1 euro, in stile Intesa SanPaolo-banche venete, Bper aveva chiesto al Fondo di ricapitalizzare la banca genovese con 1 miliardo di euro. Questa offerta, soggetta anche ad altre condizioni sui tempi, era stata rigettata dal Fondo, in quanto non conforme al suo stesso statuto. Bper non si era tuttavia arresa: dopo il rifiuto di Carige, Modena aveva infatti confermato il proprio interesse, , dicendosi disponibile ad approfondire e a dare chiarimenti sull’offerta e decidendo anche di ritirare i paletti temporali che avevano accompagnato la sua proposta. L’Fitd non le aveva concesso però l’esclusiva, fattore che aveva reso Carige preda anche di altri potenziali interessati, innescando la corsa del titolo. A fine dicembre tornavano dunque martellanti le indiscrezioni su un interesse da parte di Credit Agricole Italia, reduce dall’acquisizione, avvenuta nel 2021, di CreVal (Credito Valtellinese).

Indiscrezioni che sono durate fino a ieri, scatenando i buy sul titolo Carige, con i mercati pronti a scommettere sul duello tra Credit Agricole e Bper per il controllo di Carige.

Secondo le ultime fonti, Credit Agricole Italia e il fondo Cerberus si sarebbero ritirate e la strada per la conquista di Genova sarebbe dunque spianata. 

Spianata soprattutto per la nuova offerta di Bper, che si impernia su una richiesta, all’Fitd, di ricapitalizzare Carige non più con 1 miliardo di euro, ma con un ammontare praticamente dimezzato a 530 miliardi. Come precisa l’edizione odierna de IL Messaggero, i 530 milioni sono “una somma necessaria per recepire i desiderata della Bce e adeguare i ratio patrimoniali liguri a quelli modenesi”.

Ancora: “la proposta tiene conto del vantaggio dei benefici fiscali computabili in linea capitale che il governo ha esteso a fine giusto per le fusioni (quella dote o tesoretto fiscale di cui si è parlato tanto durante le trattative, culminate poi in un flop, tra UniCredit e il Mef per trovare una soluzione salva-Mps). valutati in circa 340-380 milioni. Rimane invariato a 0,80 euro per azione il prezzo dell’Opa, nonostante le fiammate abbiano portato il titolo Carige a volare alla soglia di 0,90 euro. Il quotidiano romano riporta che l’offerta di Credit Agricole Italia prevedeva un esborso maggiore a carico del Fondo, pari  650 milioni, a fronte di “un costo sociale altrettanto elevato in termini di esuberi”.

Il Messaggero riporta anche le parole di Pietro Montani, AD di Bper (il cui azionista di controllo è Unipol di Carlo Cimbri con una partecipazione del 19% circa). “La proposta di Bper è attrattiva perchè può coinvolgere la Popolare di Sondrio (partecipata anch’essa da Unipol con una quota del 9%), llargando il cerchio al Nord Ovest. Porta quindi benessere a tutti, e io conosco Carige e posso assicurare un’integrazione rapida”. Ma che dire di Banco BPM? Montani ha detto: “Complicato ora, dopo Carige meglio Sondrio”.