BP-BPM: taglio sofferenze fino a 10 miliardi, male titoli dopo annuncio fusione

25 Marzo 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Banche sotto pressione a Piazza Affari, BP e BPM non festeggiano dopo l’annuncio delle nozze, che daranno vita al terzo polo bancario italiano. Tutt’altro: a fronte di una perdita -1,61% dell’indice Ftse Mib, BP cede -4,81%, mentre BPM chiude con uno scivolone -5,35%.

Durante la giornata si sono succedute diverse dichiarazioni che hanno riguardato le due banche popolari. Dalle slide che sono state distribuite per presentare la fusione agli analisti, è emerso che il nuovo gruppo bancario si focalizzerà su “un significativo piano di riduzione dei non performing loans fino a 10 miliardi in ambito di piano”, ovvero entro il 2019. Così, durante la conference call, ha parlato l’Ad di Bpm Giuseppe Castagna:

“Abbiamo fatto nascere questa banca con un programma preciso, forte, solido di riduzione dei non performing loans, che in questo momento sono sicuramente l’area di attenzione maggiore da parte di tutti”.

Dal canto suo, il numero uno di Banco Popolare Pierfrancesco Saviotti, ha ammesso:

“Ho contestato l’aumento di capitale fino all’ultimo. Non per presa di posizione ma perché convinto che il Banco possa ridurre le sofferenze anche senza necessità di un aumento capitale. Di fronte però a una presa di posizione della Bce che non offriva alternative abbiamo deciso di andare incontro alle esigenze del regolatore, perchè riteniamo che l’operazione sia così importante che non fosse il caso perdere l’opportunità di farla solo per questa richiesta. Che comunque, ripeto, a me sembra eccessiva (…) Quindi faremo l’aumento di capitale”, che “sarà di un miliardo di euro e un miliardo di euro entrerà in cassa senza dubbio prima della fusione”.

Saviotti ha anche affermato che:

“Non ci sarà nessun licenziamento, nessun intervento che potrà disturbare i colleghi, che sono un asset fondamentale per il futuro del gruppo” e che dunque i rumor su un possibile piano di esuberi sono “stupidaggini che non esistono” . Insomma, “chi uscirà è perché vorrà uscire, perché vorrà partecipare ai fondi di solidarietà. I nostri dipendenti, e so che l’Ad di Bpm Castagna la pensa allo stesso modo, sono la nostra forza così come sono la nostra forza i clienti”.