Borsa Tokyo entra in correzione con tonfo oltre -3%, poi ne esce. In Asia sell post Wall Street ma bene titoli oil con boom petrolio

5 Ottobre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Brutta giornata per le borse asiatiche, con l’indice Nikkei 225 che è scivolato nei minimi intraday fino a oltre -3%, entrando brevemente in fase di correzione, in quanto scambiato a un valore inferiore di oltre il 10% rispetto al massimo testato alla metà di settembre.

L’azionario del Giappone e dell’area Asia-Pacifico ha scontato l’ennesimo tonfo di Wall Street, alimentato dal brusco sell off che si è abbattuto sui titoli tecnologici.

Piatta Hong Kong, mentre la borsa di Shanghai rimane chiusa nella settimana delle celebrazioni della Golden Week.
Borsa di Sidney -0,41%, Seoul -2,07%.

L’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo ha terminato la sessione in calo del 2,19% a 27.822,12 punti.

Ieri il Dow Jones Industrial Average è sceso di 323,54 punti a 34.002,92 punti, lo S&P 500 ha perso l’1,3% a 4.300,46 punti, mentre il Nasdaq Composite è scivolato del 2,1% a 14.255,48. Gli indici sono stati affossati, in particolar modo, dal trend negativo delle Big Tech del calibro di Apple, Nvidia, Amazon e Microsoft, che hanno continuato a scontare, in quanto azioni growth, il rialzo dei tassi dei Treasuries Usa, sebbene limitato all’1,48%, rispetto al massimo dal mese di giugno all’1,56% testato la settimana scorsa.

Molto male anche Facebook, -5%, che ha scontato sia il caso della whistleblower, che ha definito il social networking “traditore della democrazia”, che il peggiore down dal 2008 che ha colpito le piattaforme Facebook, Instagram e Whatsapp.

In generale, negli Stati Uniti, continuano a tenere banco i timori di una crescita dell’inflazione più alta delle attese, e dunque di un rialzo dei tassi sui fed funds da parte della Federal Reserve in anticipo rispetto alle stime.

Sono andati invece bene in Asia i titoli oil, sulla scia del rally dei prezzi del petrolio, seguito alla decisione dell’Opec+ di confermare l’aumento dell’offerta di petrolio a 400.000 barili al giorno per il mese di novembre.

Nelle ore precedenti, si era parlato della possibilità che l’Opec+ aumentasse l’offerta, cosa che non è avvenuta.

Il rally ha portato il WTI a superare la soglia di $77 per la prima volta dal 2014, e il Brent a salire di nuovo oltre quota $80 e anche oltre $81.

Bene alla borsa di Sidney i titoli Beach Energy e Santos; a Tokyo Inpex è balzata di quasi il 5%, mentre alla borsa di Hong Kong PetroChina è salita di oltre il 5%.

I prezzi del petrolio continuano a riportare un trend positivo, con il WTI oltre $77,60 al barile e il Brent che supera quota $81 al barile.

Oggi in Australia la RBA, Reserve Bank of Australia, ha lasciato i tassi principali di riferimento invariati allo 0,10%, confermando allo 0,10% il target dei rendimenti dei titoli di stato a tre anni. L’istituto ha confermato anche il programma di acquisto di titoli di stato, che andrà avanti al ritmo di $4 miliardi la settimana almeno fino alla metà di febbraio del 2022.

Dal fronte macroeconomico del Giappone, comunicato l’indice Pmi dei servizi del Giappone stilato da Jibun Bank-Markit, che si è attestato a settembre a 47,8 punti, a fronte dei 47,9 punti del Pmi Composite. E’ quanto emerge dalla lettura finale dei dati.

I dati rimangono in contrazione, in quanto inferiori ai 50 punti, linea di demarcazione tra fase di contrazione – valori al di sotto – e di espansione – valori al di sopra.

Ci sono tuttavia segnali di ripresa: la contrazione del sottoindice della produzione è rallentata, così come il sottoindice dell’occupazione è salito al ritmo più forte dallo scorso aprile.

L’ottimismo delle aziende giapponesi, inoltre, si è rafforzato al record in tre mesi.