Bond, conviene “percorrere la strada meno battuta” nel 2016

19 Novembre 2015, di Daniele Chicca

Di Chris Iggo, CIO Fixed Income di AXA Investment Managers

In linea generale, quest’anno i mercati azionari hanno fatto meglio di quelli obbligazionari. Per le obbligazioni si tratta del secondo o terzo peggior anno in termini di performance nell’ultimo decennio. In parte questo risultato compensa un 2014 estremamente brillante, periodo in cui i tassi di rendimento e spread sono scesi a livelli molto bassi.

In parte è anche il riflesso di una serie di avvenimenti che hanno creato volatilità nei mercati: le oscillazioni del franco svizzero, la Grecia, i prezzi del petrolio e la Cina. La Banca Centrale Europea ha adottato il Quantitative Easing e i Bund sono stati venduti massicciamente, contrariamente al posizionamento del mercato. E poi ci sono stati i tentennamenti della Federal Reserve.

Oggi sembra che ci stiamo avvicinando a un ciclo economico normale: gli Stati Uniti sono vicini alla piena capacità produttiva, la stretta monetaria inizierà presto, il credito dovrebbe sovraperformare i tassi e alla fine il ciclo toccherà i livelli massimi. Temo che sarà difficile ottenere rendimenti brillanti dalle obbligazioni anche nel 2016. Anche se i rendimenti sono un po’ più alti rispetto alla fine dello scorso anno, la componente di reddito legata ai flussi cedolari sarà molto probabilmente più che bilanciata dalla dinamica negativa dei prezzi, soprattutto nei mercati in cui i tassi di interesse saliranno (Stati Uniti e Regno Unito).

Per affrontare il rialzo dei tassi occorre puntare sulla duration breve; nel segmento high yield probabilmente assisteremo a un aumento dei default dopo che i tassi saranno saliti. Quindi gli investitori dovrebbero essere ricompensati per il rischio di credito assunto. Ma tutto ruota attorno agli interventi della banca centrale americana, all’andamento dell’inflazione e alla conseguente reazione dell’economia e dei mercati.