Biden chiede asse Usa-Cina-Giappone per cura shock contro caro-petrolio. Appello per utilizzo riserve strategiche anche in Italia da Gas Intensive

18 Novembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Trattamento shock anti caro-petrolio lanciata insieme dai paesi principali consumatori di oil al mondo, ovvero Stati Uniti, Cina e Giappone. E’ la proposta che, secondo alcune fonti riportate da Reuters, il presidente americano Joe Biden avrebbe fatto, chiedendo alle nazioni di considerare l’opzione di attingere alle rispettive riserve strategiche in modo coordinato, al fine di abbassare i prezzi del petrolio e smorzare in questo modo la fiammata dell’inflazione. Fiammata che, parola delle banche centrali, sarebbe dovuta principalmente al boom dei prezzi energetici. In Italia, si fa avanti il consorzio Gas Intensive che, nel far notare che “non è più tollerabile che le imprese industriali italiane paghino il conto di dinamiche geopolitiche internazionali”, fa notare al governo Draghi che “la situazione di emergenza è ormai tale da giustificare il ricorso all’utilizzo di una parte dei 4,6 miliardi di Smc delle riserve di gas strategico disponibili negli stoccaggi italiani”

Biden è stato clamorosamente snobbato all’inizio del mese dall’Opec+, alleanza tra paesi Opec e non Opec come la Russia, che è andata avanti secondo i piani già prestabiliti aumentando l’offerta su base mensile di 400.000 barili al giorno.

Proprio per ridurre la potenza del tarlo dell’inflazione, che si sta mangiando i risparmi degli americani, il presidente aveva sperato che l’alleanza aumentasse ulteriormente l’offerta, facendo così scendere i prezzi.

Ma come risposta la Casa Bianca aveva ricevuto un secco no tanto che una Casa Bianca frustrata aveva diramato un comunicato accusando il cartello di mettere a rischio la ripresa economica globale e avvertendo che gli Usa avrebbero utilizzato “tutti gli strumenti” necessari per abbassare i prezzi dell’oil.

Biden chiede a Giappone e Cina cura coordinata shock contro caro petrolio

Le ultime indiscrezioni riferiscono che Biden si sarebbe messo subito all’opera per capire il da farsi, contattando tra i paesi anche la Corea del Sud e l’India. In gioco c’è la sua stessa popolarità, visto che gli americani che vanno a fare benzina stanno facendo fronte a un balzo dei prezzi alla pompa superiore a +60% su base annua, attorno ai $3,41 al gallone. Il problema è sempre quello. Il recupero veloce dell’economia avvenuto con il reopening dell’economia post Covid ha visto l’offerta incapace di soddisfare le necessità emerse con la domanda. I rumor delle trattative su un rilascio coordinato delle riserve strategiche da parte di Usa-Giappone-Cina hanno zavorrato nelle ultime ore i prezzi del petrolio, portando il contratto WTI scambiato sul Nymex a capitolare ieri fino-3% e il WTI a scendere del 2,5% circa.

Le quotazioni dell’oro nero sono in calo anche nella sessione odierna, dopo essere balzate il mese scorso al record degli ultimi sette anni: in queste ore sia il WTI che il Brent cadono rispettivamente dell’1,5% e di oltre -1% viaggiando rispettivamente al di sopra delle soglie psicologiche di $77 e $79 al barile.

Nel caso in cui l’amministrazione Usa dovesse ordinare un rilascio delle riserve strategiche, la mossa potrebbe inviare un forte segnale politico – hanno scritto gli analisti di Citigroup, in una nota. Secondo Warren Patterson -responsabile della strategia sulle commodities di ING – e Wenyu Yao, strategist senior del settore delle commodities – l’eventuale rilascio delle riserve energetiche darebbe sollievo ai mercati soltanto di breve termine. E questo – prosegue la nota degli esperti – potrebbe essere tutto ciò che potrebbe essere necessario, visto che l’outlook è di un mercato globale del petrolio che potrebbe tornare in una condizione di surplus già nel primo trimestre del 2022″.

E dunque, tanto rumore per nulla?

Non proprio: lo scontento dei consumatori, che vivono sulla propria pelle l’inflazione e il caro-prezzi, che si tratti di un fenomeno temporaneo o meno, è reale.

Stop Berlino a Nord Stream 2 torna a infiammare gas naturale Europa

E certo l’allarme è presente anche in Europa, con le quotazioni del gas naturale che, nella sessione di ieri, sono tornate a puntare verso l’alto, scontando la delusione per le esportazioni di gas dalla Russia, che rimangono ben al di sotto dei livelli pre-pandemia Covid-19. Il quadro si è fatto più complicato con la decisione di Berlino di interrompere, questa settimana, il processo di certificazione del gasdotto Nord Stream 2. Lo stop implica che il gasdotto tanto atteso aprirà ancora più tardi, probabilmente soltanto nella seconda metà del 2022. I prezzi del gas, in Europa, avevano ritracciato lievemente dai massimi testati a ottobre dopo che il presidente russo Vladimir Putin aveva indicato che il colosso petrolifero controllato da Mosca, Gazprom, avrebbe aumentato l’offerta, nel mese di novembre.

Ma l’interruzione tedesca di congelare la certificazione del Nord Stream 2 ha fatto risalire i prezzi, con il benchmark UK con consegna a dicembre salito – come riporta l’FT – a 2,51 la sterlina, in rialzo dagli 1,79 della settimana precedente, con i guadagni che si sono condensati soprattutto nelle ultime due sessioni. E il benchmark europeo che è schizzato del 7% circa rimbalzando a €101,60 megawattora, contro i €64 della scorsa settimana.

Il quotidiano britannico ha riportato anche le dichiarazioni di scontento di Gas Intensive, gruppo industriale italiano, di cui fanno parte centinaia di aziende italiane consorziate, appartenenti ai settori manifatturieri nazionali dei laterizi, carta, metalli ferrosi e non ferrosi, piastrelle, ceramica, vetro, calce e gesso, tutte caratterizzate da un intenso utilizzo di gas.

Il consorzio ha chiesto tra al governo Draghi di considerare l’opzione di attingere alle riserve strategiche del paese: “Non è più tollerabile per le imprese industriali italiani pagare il conto delle dinamiche geopolitche globali”.

L’appello di Gas Intensive per ricorso a utilizzo riserve in Italia

Il comunicato stampa di Gas Intensive su utilizzo parte riserve strategiche italiane

“L’annuncio del regolatore tedesco dell’energia di aver sospeso il processo di certificazione del gasdotto Russia-Germania Nord Stream 2 ha immediatamente determinato una nuova fiammata del prezzo del gas in Europa. Una questione procedurale legata alla disciplina tedesca ed alle regole europee complica inopinatamente l’iter di certificazione necessario per l’operatività del nuovo gasdotto e mette a rischio i bilanci delle imprese manifatturiere con cicli termici erodendo le marginalità delle loro produzioni. La data di pubblicazione della bozza di decisione, attesa per gennaio 2022, slitta ora in avanti e con essa ogni possibilità di un’autonoma distensione dei mercati energetici. Non è più tollerabile che le imprese industriali italiane paghino il conto di dinamiche geopolitiche internazionali”.

Oggi non è più possibile attendere evoluzioni europee – continua il comunicato – ed è più che mai urgente che il nostro Paese adotti tutte le misure possibili per contenere i prezzi del gas per evitare, garantendo la sicurezza del sistema, gravi criticità per molti comparti industriali e per tutelarne la competitività sui mercati, come peraltro richiesto anche da Confindustria al Governo nella recente audizione al decreto legge n.130/2021 sul taglio delle bollette. Tra le misure già portate all’attenzione dei responsabili istituzionali, richiamiamo la necessità di dare liquidità al mercato italiano del gas naturale prevedendo forme di approvvigionamento straordinarie tipo gas release ed intervenendo sui costi di entry e sui prezzi di riserva per le aste dei terminali GNL oltre che attivare la procedura di interrompibilità gas. La situazione di emergenza è ormai tale da giustificare il ricorso all’utilizzo di una parte dei 4,6 miliardi di Smc delle riserve di gas strategico disponibili negli stoccaggi italiani. Considerando che il prezzo invernale è circa il doppio di quello estivo 2022, almeno una parte delle riserve potrebbe essere offerta con procedura pubblica alle imprese industriali, in modo da alleggerire l’impatto per i soggetti particolarmente esposti alla volatilità del mercato ed a un prezzo, quale quello estivo 2022, che possa assicurare il reintegro dello stoccaggio strategico, in primavera, senza costi aggiuntivi per il sistema. Per affrontare nel medio termine le sfide di un mercato sempre più condizionato da fattori al di fuori del controllo nazionale è sempre più necessario considerare anche ogni possibile maggior ricorso all’utilizzo di gas nazionale per sostenere l’impegno delle imprese nella transizione energetica”