Berlusconi: “Pochi punti in comune con Trump”. “Mio erede non c’è, Renzi unico leader”

16 Novembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Così il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi, in collegamento telefonico con Rtl 102.5, ha commentato il risultato delle elezioni Usa e l’imminente referendum costituzionale. Berlusconi ha preso in qualche modo le distanze dal tycoon newyorchese.

“Trump in maniera molto gentile ha detto di avere ispirato modello comunicazione a quello che ho fatto io. Ma ho pochi punti in comune con lui. E’ vero, siamo entrambi imprenditori che si sono messi al servizio del Paese. E’ stato capace di ascoltare le difficoltà del ceto medio che non si riconosce nei partiti, esposto a crisi, disoccupazione, criminalità. Non parla il linguaggio dei politici, poi sui contenuti alcuni li apprezzo, altri molto meno”.

Berlusconi, sulle politiche di Trump, accoglie con favore “il drastico calo delle tasse, giustissimo il rafforzamento del controllo all’immigrazione clandestina”, ma precisa anche: “non mi piacciono le tentazioni isolazionistiche e protezionistiche”.

Sulla politica estera “un diverso rapporto con Putin mi pare assolutamente positivo, come le dichiarazioni di solidarietà a Israele: spero non siano contraddette dalle nomine dei collaboratori che farà (riferimento alla probabile nomina di Steve Bannon, alla carica di consigliere del nuovo presidente Usa. “Ma un presidente si giudica dai fatti”.

Quanto a Hillary Clinton “rappresentava la continuazione di un certo establishment. COnsidero molto negativo che Obama sia sceso in campo per sostenere la sua campagna. Hanno visto qualcosa che continuava. E poi ha avuto il marito presidente, per molti anni è stata segretario di Stato di Obama, è dentro il partito del politicamente corretto. A Trump ha dato forza essersi rivolto a quelle cose che i cittadini in America e ovunque sentono molto: l’oppressione fiscale, burocratica e giudiziaria, qualcosa che deve essere cambiato”.

Ancora Berlusconi su chi potrebbe essere il suo erede. A tal proposito, afferma:

“Spero che ci sia, fino adesso questa scelta non mi si è presentata. Avevo puntato molto su qualcuno che poi addirittura è passatao dall’altra parte. Altri personaggi hanno deluso. Di leader veri nella politica ce ne è uno solo, si chiama Matteo Renzi. Fuori dalla politica forse ce ne è qualcuno, ma dalla politica è stato buttato fuori…”.

E sul sistema bancario italiano:

“Se vince il No si aprono diverse possibilità. La prima è che si riesca tutti insieme a fare tutti insieme una legge elettorale ragionevole e poi si vada subito a votare. Poi si apre una grande nuova possibilità una nuova riforma della Costituzione, con cose che in questa riforma non ci sono, come l’elezione diretta del Capo dello Stato e un tetto alle tasse: la riforma di Renzi non risolve problemi veri, non riduce i costi, ed è pericolosa per la democrazia perchè può aprire la via ad una deriva autoritaria. Poi Renzi ha fatto di questa riforma un referendum per avere una legittimazione dal voto che non ha mai avuto”. Così Silvio Berlusconi, ospite di Rtl 102.5, che alla domanda su un governo di scopo dopo il referendum in caso di vittoria del No dice: “Non so darle una risposta.
Vedremo cosa succederà, se Renzi darà veramente le dimissioni, e comunque tutto questo sarà nelle mani del Capo dello Stato. Noi con senso di responsabilità decideremo di conseguenza”.