Bce, Weidmann a briglia sciolta vicino all’addio lancia allarme inflazione contraddicendo Christine Lagarde

19 Novembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

“Non dovremmo ignorare il rischio di una inflazione troppo alta”. E’ quanto ha detto Jens Weidmann, presidente della Bundesbank ed esponente del Consiglio direttivo della Bce, che ha annunciato le proprie dimissioni alla fine di ottobre, per motivi personali, come ha riferito lui stesso. Le dimissioni sono previste per la fine dell’anno.

In uno dei suoi ultimi discorsi nelle vesti di membro della banca centrale europea e di numero uno della banca centrale tedesca, Weidmann non ha fatto alcun mistero delle sue opinioni da falco, affermando che “la politica monetaria non dovrebbe rimanere ancorata alla sua impostazione attuale, molto accomodante, per troppo tempo”.

“L’inflazione impiegherà probabilmente più tempo di quanto previsto in precedente per ridursi”, ha avvertito il banchiere facendo anche notare che, nel medio termine, “è possibile che il tasso di inflazione dell’area euro non scenda al di sotto del target (della Bce)” – contrariamente a quanto ribadito nelle ultime riunioni dell’Eurotower dalla numero uno Christine Lagarde – visto che la banca centrale potrebbe essere costretta, a causa delle pressioni dei governi preoccupati per la pandemia Covid-19, “a mantenere la politica monetaria accomodante per più tempo del necessario”.

Oggi ha parlato anche Lagarde, in occasione dell’evento del Congresso europeo sulle banche di Francoforte.

“La Bce non deve affrettarsi a lanciare una stretta prematura” di politica monetaria, ha detto la numero uno della banca centrale. “E’ molto improbabile che le condizioni per alzare i tassi vengano soddisfatte l’anno prossimo”, ha ribadito.

L’euro ha bucato oggi la soglia di $1,13 nei confronti del dollaro.

Il rapporto eur-usd perde alle 14.50 ora italiana lo 0,70% a $1,1291. Nelle ultime ore, la moneta unica è capitolata fino a $1,1263, testando i nuovi minimi degli ultimi 16 mesi.
Nel corso di questa settimana l’euro ha perso lo 0,6%, a fronte del rialzo del +0,5% nello stesso arco temporale del Dollar Index, volato al record degli ultimi 16 mesi, attorno a 95,530.