Bank of Japan: ulteriore easing in arrivo?

30 Ottobre 2015, di Redazione Wall Street Italia

A cura del team di Asset Allocation

Siamo prossimi a due eventi molto importanti per l’economia nipponica.Il 30 ottobre infatti si riunisce il comitato della Bank of Japan (BoJ), e sebbene questo appuntamento non abbia catalizzato l’attenzione del mondo finanziario quanto l’ultima riunione della Federal Reserve il 17 settembre, gli investitori istituzionali iniziano a prestarvi sempre più attenzione per valutare le prospettive dell’economia giapponese.Ormai è opinione comune che gran parte dei movimenti nei prezzi delle attività finanziarie sia causato dalle scelte di politica monetaria e, essendo il Giappone un’area geografica che da inizio anno molti investitori hanno sovrappesato nel proprio portafoglio, quest’appuntamento assume nel contesto attuale particolare rilevanza.

Più avanti, il prossimo 16 novembre, verrà pubblicato invece il primo dato preliminare del Prodotto Interno Lordo (PIL) per il terzo trimestre del 2015; due trimestri consecutivi di crescita del PIL negativa definiscono tecnicamente un’economia in recessione e dato che l’ultimo dato disponibile, ossia la seconda stima preliminare per il secondo trimestre, è stata negativa (-0,3% su base trimestrale), l’attenzione per le prossime pubblicazioni sarà ancora più importante (verrà anche rivisto il dato definitivo per il secondo trimestre).

Giappone in recessione? Perché è meglio non fidarsi mai completamente delle statistiche.

Come già detto, il rischio che il Giappone entri in recessione tecnica c’è. Nella prima parte dell’editoriale, abbiamo accennato a diverse pubblicazioni preliminari del dato sul PIL e quando si parla di questa nazione, è di fondamentale importanza tenere a mente questa particolarità dei dati sul PIL.Se il dato sarà molto negativo, non vi saranno molti dubbi riguardo le sorti dell’economia giapponese.Se invece il dato sarà poco direzionato, allora si potranno trarre poche conclusioni a riguardo. Storicamente infatti l’errore di stima è stato notevole. Le stime di crescita negativa tra i dati del PIL rilasciati tra il secondo trimestre del 2002 e il quarto trimestre del 2013, sono state poi riviste in positivo in un secondo momento in ben nove su 47 osservazioni (19%); se restringiamo il campione solo alle osservazioni minori (crescita annualizzata inferiore in valore assoluto all’1,5%), questa percentuale sale fino al 53% (nove su 17 osservazioni). Quindi le probabilità che anche il dato sul secondo trimestre (-1,2% su base annua) venga poi rivista al rialzo sono tutt’altro che scarse.

Qual è la situazione attuale

Anche gli ultimi dati sul Giappone rendono difficile una stima chiara sulla direzione dell’economia.La produzione industriale quest’anno è diminuita del 4%, soprattutto a causa dei primi cinque mesi dell’anno.Il mercato del lavoro e gli investimenti continuano a migliorare, seppur abbiano mostrato un certo rallentamento nel mese di agosto.Le nuove offerte di lavoro, gli ordini di macchinari del settore privato e i nuovi cantieri non residenziali continuano a mostrare tassi di crescita interessanti.Nel settembre 2015 il tasso di disoccupazione era pari al 3,4%, in linea coi valori di inizio anno nonostante l’aumentata partecipazione al mercato del lavoro. Questo dato permette di rilevare segnali incoraggianti.Dal punto di vista della domanda interna, le vendita al dettaglio, le immatricolazioni di nuove macchine e l’indicatore di fiducia dei consumatori sono più alti rispetto ai rispettivi valori di inizio anno ma più bassi rispetto a maggio, riflettendo la stessa dinamica mostrata dal PIL (aumentato nel primo trimestre e diminuito nel secondo).

Bank of Japan: ulteriore easing in arrivo?

Il tema centrale per capire le prossime mosse della BoJ è la dinamica dell’inflazione: l’obiettivo della banca centrale è portare l’inflazione al 2% nel breve periodo. Attualmente la crescita dei prezzi al consumo rasenta lo zero e rende difficile il raggiungimento di quest’obiettivo. Questo, unitamente al rischio di una crescita del PIL ancora negativa, potrebbe alimentare le speranze di chi spera che il 30 ottobre venga annunciato un ulteriore ampliamento dei programmi di Quantitative Easing.Tuttavia alcune considerazioni a riguardo giocano contro questa prospettiva. Le aspettative sull’inflazione non sono cambiate da inizio anno, diversamente da quanto successo nell’ottobre 2014, quando le aspettative scesero per via dell’andamento del petrolio e la BoJ ampliò il suo programma di espansione monetaria.Nonostante il rallentamento delle economie asiatiche, il Giappone mostra ancora una certa resistenza: gli indicatori Tanakn che certificano la confidenza delle grandi industrie manifatturiere è sceso a settembre ma rimane sopra la media degli ultimi due anni mentre la fiducia delle grandi imprese non manifatturiere (maggiormente legate all’economia domestica) è addirittura aumentata. Infine, nelle ultime apparizioni pubbliche dei policy maker giapponesi il focus sull’obiettivo inflazionistico di breve è andato sfumando; il governo l’ha tolto dai sui obiettivi economici e la BoJ sembra essere sempre più propensa ad allungare l’orizzonte temporale della propria azione politica.

Quali le prospettive: Abenomics, TPP e la privatizzazione delle poste.

La famosa Abenomics (la svolta politica lanciata dal presidente Abe due anni e mezzo fa per rilanciare l’economia nipponica) ha per ora esaurito il suo potenziale.Le tre frecce (leva monetaria, leva fiscale e riforme strutturali) non hanno dato i risultati sperati in termini di prezzi, salari e output. Recentemente il primo ministro ha annunciato tre nuovi pilastri per rilanciare l’economia: crescita del 22% del PIL nominale, aumento del tasso di natalità e sostegno ai lavoratori con figli. Nessun focus sulla politica monetaria. Tuttavia questi obiettivi sono stati accolti con relativa freddezza nel mondo finanziario.Con l’inflazione prossima allo zero diventa molto complesso avere ulteriori stimoli monetari e di conseguenza agire in modo restrittivo sulla polita fiscale per ridurre il disavanzo.

Due eventi tuttavia fanno ben sperare. Dopo una estate con ben pochi eventi di cui rallegrarsi, a inizio anno è stato siglato, dopo 10 anni di trattative, il Trans-Pacific Partnership che coprirà il 36% del commercio mondiale. Entrando nel trattato, il Giappone abbasserà le tariffe di importazione sul 95% dei beni importati; il vantaggio in termini di crescita dell’export, investimenti in capitale e consumi sarà molto maggiore della perdita di produzione domestica dovuta a maggiori importazioni. Ci vorranno degli anni per procedere con tutte le modifiche regolamentari, ma i vantaggi sono indubbi. Il timing per l’economia giapponese non sarebbe potuto essere più propizio, visto che ha resuscitato il sentiment dei mercati azionari – che sono stati la base del consenso politico del Primo Ministro – e ha reso più imminenti il piano di riforme già avviato, dal cambiamento della corporate governance per rendere le aziende più attrattive per gli investitori esteri, alla riforma del settore agricolo per incrementarne la produttività.

Altro elemento che fa essere ottimisti sulle sorti del Giappone è la recente quotazione di Japan Post Bank, Japan Post Insurance e Japan Post Holding. Le tre operazioni permetteranno al governo di raccogliere 11,7 miliardi di dollari; si tratta dell’operazione giapponese di Offerta Pubblica più alta dal 1998. In modo straordinariamente simile alla realtà italiana, il governo spera di fare leva su questa operazione per scuotere i mercati azionari e accelerare l’agenda di riforma. Una volta privatizzata, Japan Post sarà obbligata a focalizzarsi sulla creazione di valore per gli azionisti, incrementando nel frattempo anche la trasparenza della gestione, ripensando ai suoi investimenti. Avendo investito al momento 300 trilioni di Yen (2,5 trilioni di dollari) prevalentemente in titoli di stato giapponesi, l’impatto sule mercato azionario di quest’operatore può essere enorme.