Banche europee: Fitch, rischio da esposizione a Russia. Quali possibili impatti?

2 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

Le grandi banche dell’Europa occidentale saranno messe sotto pressione dalle ricadute della vicenda Russia-Ucraina, sebbene gli alti livelli di utili operativi dovrebbero mitigare questo impatto. Lo afferma oggi Fitch Ratings che mette sotto la lente il comparto, sottolineando come il rischio operativo sia notevolmente aumentato.

L’agenzia statunitense infatti spiega che ora le banche europee devono garantire che le loro operazioni siano conformi alle sanzioni internazionali contro la Russia e che la loro capacità di gestire le esposizioni russe, anche nei loro portafogli di negoziazione, sarà influenzata dalle sanzioni. “Qualsiasi grave colpo alla crescita economica causato dalla guerra in Ucraina indebolirà le prospettive economiche e finanziarie delle banche”, affermano da Fitch.

Secondo la Banca dei regolamenti internazionali (BRI), le banche dell’Europa occidentale hanno crediti verso le controparti russe per complessivi 91 miliardi di dollari a fine settembre 2021. Di questi, 41 miliardi si riferiscono a posizioni locali in valuta locale, principalmente esposizioni detenute da filiali russe di banche estere.

L’esposizione verso le controparti ucraine è invece molto più contenuta, al di sotto dei 9 miliardi di dollari, e principalmente riguarda le banche austriache e francesi. Tra le grandi banche francesi, BNP Paribas e Credit Agricole sono le più esposte all’Ucraina grazie alle loro filiali bancarie al dettaglio locali. “L’impatto sulla qualità dell’attivo di questi due gruppi sarà contenuto data la modesta dimensione delle esposizioni e lo status di autofinanziamento delle controllate – spiegano gli analisti dell’agenzia – Tuttavia, è probabile che le esposizioni generino oneri di svalutazione crediti più elevati nel 2022, intaccando gli utili operativi del gruppo”.

Le banche italiane e francesi detengono la maggiore esposizione transfrontaliera verso le controparti russe, rispettivamente a circa 15 e 10 miliardi di dollari, a fine settembre 2021, secondo i dati BRI. Tutte le altre banche dell’Europa occidentale hanno un’esposizione combinata di circa 17 miliardi di dollari, secondo i dati dello scorso autunno.

Le esposizioni delle banche europee sono detenute principalmente attraverso operazioni di corporate e investment banking e portafogli di investimento. “È probabile che la qualità creditizia di tali esposizioni si deteriori notevolmente, in particolare per le controparti maggiormente colpite dalle sanzioni – sostengono nel report di oggi – Ciò potrebbe comportare aumenti sostanziali degli oneri per svalutazione crediti di alcune banche, ma l’impatto dovrebbe essere attenuato dagli ampi utili ante svalutazione delle banche. Alcune delle esposizioni beneficeranno anche di garanzie collaterali o di credito all’esportazione”.

Société Générale e UniCredit sono le due banche europee con rating Fitch con le maggiori operazioni in Russia. Tuttavia, le esposizioni locali russe sono piccole rispetto alla capogruppo, rappresentando in ciascun caso meno del 2% delle esposizioni totali. La maggior parte delle esposizioni russe riguarda le operazioni bancarie al dettaglio e commerciali locali.

Anche una cancellazione totale degli investimenti delle due banche nelle loro filiali russe in uno scenario estremo avrebbe un impatto abbastanza moderato sul capitale a livello di gruppo. “Stimiamo che il Common Equity Tier 1 ratio consolidato di Société Générale scenderebbe di circa 40 pb e quello di UniCredit di circa 15 pb – calcolano da FItch – Ciò lascerebbe comunque i coefficienti di entrambi i gruppi ben al di sopra dei loro requisiti di riserva regolamentare e non ci aspetteremmo azioni di rating in queste circostanze, a parità di condizioni, poiché riteniamo che le banche compenserebbero l’impatto attraverso la generazione organica di capitale.

Per quanto riguarda il deprezzamento del rublo, l’agenzia prevede che la maggior parte delle banche copra ampiamente il rischio di valuta estera per evitare ampie oscillazioni dei coefficienti patrimoniali consolidati.