Banche ed elezioni Quirinale, Credit Suisse calcola rischio spread su CET1 di Intesa e UCG

26 Gennaio 2022, di Redazione Wall Street Italia

Tra i settori di Piazza Affari che guardano con maggiore preoccupazione agli sviluppi che emergeranno dalla partita per il Quirinale c’è quello bancario. Gli analisti di Credit Suisse si sono soffermati in particolare sulle due principali banche: Unicredit e Intesa Sanpaolo.

La situazione appare ad oggi molto incerta e si aprono all’orizzonte diversi scenari che potrebbero più o meno essere apprezzati dai mercati finanziari. Se l’attuale primo ministro Mario Draghi si dimette e si trasferisce all’ufficio presidenziale, gli attuali partner della coalizione potrebbero concordare la sostituzione con un candidato tecnocratico per portare avanti l’agenda di Draghi; in alternativa, potrebbero essere avviate elezioni anticipate, sicuramente uno scenario poco gradito ai mercati. La partita del Quirinale resta quindi ancora aperta e rimane strettamente legata a quella del governo e quindi alla ricerca di possibili soluzioni nel caso in cui il premier Draghi dovesse trasferirsi al Colle.

Potenziale impatto di uno spread in decisa salita

L’incertezza sull’esito delle elezioni presidenziali si riflette anche sullo spread Btp-Bund; con l’avvicinarsi dell’appuntamento con l’elezione del presidente della Repubblica il differenziale di rendimento tra il BTP a 10 anni e il bund tedesco si è allargato progressivamente, complice anche l’attesa di una Bce meno accomodante nel prossimo futuro. Lo spread è ora di circa 45 punti base in più rispetto a febbraio 2021, quando Draghi è stato nominato Primo Ministro.

Gli analisti di Credit Suisse si sono concentrati sulle esposizioni al debito sovrano nazionale per le banche italiane e sulla sensibilità a livello di capitale alla variazione dello spread. Secondo gli analisti, un ulteriore allargamento dello spread potrebbe avere un impatto negativo, anche se limitato, sui livelli di capitale delle banche italiane.

Tra tutti gli indicatori di bilancio che in modo sintetico ed immediato esprimono la solidità di un istituto bancario, il più importante di tutti è il CET1. Credit Suisse evidenzia come rispetto agli obiettivi di solidità CET1, le banche italiane dovrebbero mantenere la loro opzione di eccesso di capitale. Al primo semestre del 2021, le esposizioni sovrane italiane ammontavano a circa il 90% del CET1 sia per Unicredit che per Intesa Sanpaolo. In Unicredit, quasi il 48% di questa esposizione è contabilizzato al fair value, mentre in Intesa Sanpaolo al 60%. La banca svizzera si aspetta quindi un impatto relativamente maggiore sui livelli di capitale di Intesa Sanpaolo ad un aumento della volatilità nello spread sovrano italiano e stima che un ampliamento di 100 pb degli spread toglierebbe circa 20 pb nei livelli di CET1 per Unicredit e 23 pb per Intesa.

Lo scenario più ribassista, ossia quello di una crisi di governo con elezioni anticipate, potrebbe portare a un ruolo più prominente da parte del partito euroscettico Fratelli d’Italia guidato da Giorgia Meloni, andando a incidere sull’agenda politica dell’Italia e sull’impiego dei fondi dell’UE, nonché sulle relazioni a lungo termine con l’UE. “Per comprendere il rischio insito in tale scenario, stimiamo che un potenziale ampliamento degli spread sovrani italiani ai livelli di crisi del debito visti nel 2012 (+400 pb), che sottrarrebbe 81 pb al CET1 per Unicredit e 92 pb a Intesa Sanpaolo.

 

La performance del settore bancario europeo è stata molto positiva per tutto il 2021 e nel primo scorcio di 2022, l’Euro Stoxx Banks ha realizzato un +50% nelle ultime 52 settimane. I rialzi per il comparto bancario italiano sono stati mediamente più contenuti ma tra gli outperformer spiccano ancora una volta Unicredit con un +83% nell’ultimo anno e Intesa Sanpaolo (+40%), che si confermano top player nel comparto.
Nelle prossime settimane gli occhi degli investitori saranno puntati su Intesa Sanpaolo che il 4 febbraio presenterà il nuovo business plan.