Azionario, titoli beni di consumo in buona salute
“Guardando all’andamento dei diversi comparti azionari nelle ultime settimane, i settori relativi ai beni di consumo (sia primari sia voluttuari) e, in minor misura, l’healthcare e l’IT, restano i migliori in termini di performance, a fine ottobre” si legge in un report del Global Equity Research Team di Union Bancaire Privée, che continua:
“Nel dettaglio, quello dei beni voluttuari è nettamente il settore con la miglior performance finora nel 2015. Dopo una solida sovraperformance nel primo trimestre dell’anno, l’Europa ha perso un po’ di spinta ed è ora tornata ad avvicinarsi agli Stati Uniti. I management su entrambe le sponde dell’Atlantico continuano a essere abbastanza positivi sull’andamento di business, grazie a una domanda ancora solida. Tuttavia, la competizione si fa sentire e l’innovazione, l’accesso al mercato e la personalizzazione sono fattori chiave per avere un potere di determinazione dei prezzi e ottenere quote di mercato. Preferiamo società con brand iconici e modelli aziendali di primo piano, meno dipendenti dal ciclo economico. Non abbiamo forti convinzioni su specifici sotto-segmenti nella loro interezza (eccetto la scelta di star lontani dall’automotive), ma riteniamo che le società con brand e fattori demografici solidi, forti capacità del top management e potere di determinazione dei prezzi saranno in grado di mostrare una sovraperformance.
Il settore dei beni di consumo è in rialzo del 3,6% year-to-date (al 10 novembre 2015) ed è il secondo per performance. La stagione delle trimestrali è appena iniziata, ma l’atteggiamento cauto emerso lo scorso mese dalla conferenza di Merrill Lynch è confermato. Le aziende USA e UE sono in forma migliore rispetto a quelle dei Mercati Emergenti. Inoltre, dato il contesto macro e il quadro della competizione, le aziende sottolineano la necessità di attuare una razionalizzazione. I risparmi sono investiti nell’innovazione (fattore di differenziazione chiave per avere un potere di determinazione del prezzo), rinnovamento e marketing. Ci aspettiamo che lo status quo resti questo, a parte una bassa ciclicità, un’attività di M&A solida (si veda l’accordo ABI/SAB) e un alto rendimento. In generale, le valutazioni restano elevate. Nondimeno, resiste un importante interesse da parte degli investitori. Se possibile, assumeremmo una posizione neutrale sul settore: per diventare positivi, attendiamo un miglioramento marginale nei fondamentali o un ribasso più significativo del mercato.
Sebbene il mese di ottobre sia stato deludente, la performance year-to-date del settore healthcare resta positiva, anche se meno dei settori dei beni di consumo. I risultati societari del terzo trimestre sono, finora, per la maggior parte positivi. I timori sul processo di determinazione dei prezzi dei medicinali negli Stati Uniti sono la ragione principale della sottoperformance del settore. Tale rischio potrebbe essere reale nel lungo termine, ma nel breve i fondamentali restano solidi. L’healthcare offre la migliore crescita dei fatturati e resta per questo allettante dal punto di vista dei fondamentali; la fase di slancio, però, è passata. Il sentiment sul settore potrebbe migliorare via via che la stagione delle trimestrali procederà, a meno di sorprese negative.
Infine, a fine ottobre, il tasso di crescita mediano dei ricavi delle società IT che hanno comunicato i risultati trimestrali si è attestato all’1,18% a/a (0,43% sopra le attese), mentre l’80% delle aziende ha riportato utili per azioni migliori delle previsioni. E però bisogna interpretare con cautela questi numeri, dato il campione ridotto (solo il 20% delle aziende di settore, in termini di capitalizzazione di mercato) e l’assenza dal campione stesso dei motori di crescita del comparto (Google, Facebook, etc). Sebbene non puntiamo più sul settore, attualmente conserviamo una visione di sovrappeso, poiché alcuni sotto-segmenti (principalmente, internet) continueranno a crescere più della media e probabilmente a sovraperformare l’intero mercato.”
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