Alta pressione sui titoli value

30 Ottobre 2015, di Redazione Wall Street Italia

Fernando Luque, IT FORUM NEWS

Il value torna a fare gola. I forti passivi registrati negli ultimi tre mesi hanno abbassato sensibilmente il valore di mercato delle società con buoni fondamentali, che ora sono scambiate a tassi di sconto elevati rispetto alle valutazioni degli analisti.

Cosa dice il barometro

Il Market Barometer di Morningstar per le stock europee, che classifica le azioni in base alla capitalizzazione di mercato e alle loro caratteristiche value e growth, indica come gli ultimi tre mesi siano stati molto penalizzanti per i titoli value, sia large che small cap. Nel periodo compreso tra luglio e settembre (rendimenti calcolati a fine mese e in euro), le due categorie hanno ceduto rispettivamente il 13,7% e l’11,6%, mentre i titoli a orientamento growth sono riusciti a limitare le perdite (comprese tra il -1,2% e il -3,2%).

Le differenze in termini di rendimento tra le diverse categorie possono essere ricondotte, in parte, al diverso andamento di alcuni settori. Il peso del segmento large value dei titoli energetici, che negli ultimi mesi hanno pagato la forte discesa del prezzo del petrolio, ha condizionato il rendimento della categoria (-13,7% a tre mesi), mentre le performance del settore healthcare hanno permesso alle azioni growth di limitare i danni (-3,4%). Il gap tra i titoli value e quelli growth si è ristretto nell’ultimo mese, ma lo scandalo Volkswagen che ha trainato al ribasso le società del comparto auto (la maggior parte delle quali classificate come large value) ha continuato a penalizzare le stock del segmento.

Il value è a sconto

Il negativo andamento delle Borse negli ultimi mesi ha però creato delle opportunità di acquisto. Come indicato nella Figura, il rapporto tra il prezzo di mercato e il fair value stimato dagli analisti di Morninstar (P/FV) è tornato a essere vantaggioso per il segmento value e in particolare per le azioni large cap, che ora viaggiano a un tasso di sconto superiore al 10%, mentre i titoli a orientamento growth risultano essere equamente valutati dal mercato.