NATASHA, REGINA DEI RUBLI ALLA BANK OF NEW YORK

15 Settembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Sofibank, un istituto di credito di Mosca con buone entrature nel mondo politico, ha giocato un ruolo centrale nel riciclaggio di oltre $7 miliardi, provenienti dai conti della mafia russa, sulla Bank of New York.

Queste le conclusioni della procura generale di Manhattan, che ha trascinato sotto processo alcuni dipendenti della Bank of New York a capo delle operazioni nell’Europa dell’Est.

Natasha Kagalowsky, moglie di un ex funzionario del Fondo monetario internazionale, personaggio chiave, secondo gli investigatori, nelle operazioni di riciclaggio, ha trovato riparo a Londra dopo essere stata sospesa dalla banca.

Le indagini hanno portato alla luce un inquietante scenario di realazioni altolocate, contatti internazionali, spegiudicate transazioni finanziarie che hanno coinvolto, trascinandolo nello scandalo, persino il Fondo monetario internazionale.

Natasha, fuggita giovanissima in America dalla natia Leningrado, dopo gli studi a Princeton inizia una fulminante carriera alla Bank of New York e diventa un personaggio di spicco all’ombra del Cremlino.

E’ lo stesso presidente Boris Eltsin a invitarla ad aprire una filiale della Bank of New York a Mosca.

Natasha, soprannominata la ‘Regina dei rubli’, lavorando in tandem con il nobile Vladimir Galitzine, riesce a monopolizzare l’enorme flusso di denaro che proviene dal mondo degli affari dell’ex Unione Sovietica, affari che comprendono traffico internazionale di armi e droga, sfruttamento della prostituzione e gioco d’azzardo.

Un labirinto di societa’ fantasma e conti correnti trova cosi’ appoggio su Sofibank e su Bank of New York per ripulire il danaro attraverso rispettabili istituzioni finanziarie occidentali.

Michael Lesh, l’avvocato di New York che difende Sofibank, ha dichiarato che “non ci sono prove di un coinvolgimento dell’istituto nelle operazioni di riciclaggio” ma l’accusa e’ pronta, documenti alla mano, a chieder conto delle transazioni tra Sofibank e Bank of New York.

Il processo continua.