Fonte: mps
Il motore della crescita per Mps si chiama wealth management. È soprattutto l’accelerazione delle attività di gestione patrimoniale e advisory, in aumento del 7,6% nel trimestre, a sostenere i conti di Monte dei Paschi di Siena nei primi tre mesi del 2026. Un contributo che si riflette nella crescita delle commissioni e nella tenuta dei ricavi, consentendo alla banca senese di chiudere il trimestre con un utile netto di 521 milioni di euro, superiore ai 511 milioni attesi dal mercato.
Il risultato segna un progresso rispetto ai 413 milioni contabilizzati nello stesso periodo del 2025, mentre il confronto con i 692 milioni del dato pro-forma dello scorso anno, che includeva già Mediobanca, risente soprattutto del diverso impatto fiscale e degli effetti contabili legati all’integrazione. L’utile ante imposte sale infatti a 911 milioni, in crescita del 6,7% su base annua pro-forma e del 15,6% rispetto al trimestre precedente.
Ricavi in aumento grazie a margine di interesse e commissioni
Nel trimestre i ricavi complessivi raggiungono 1,96 miliardi di euro, in crescita del 2,9% rispetto al primo trimestre 2025 pro-forma e del 3% sul trimestre precedente. A sostenere il risultato sono stati soprattutto il margine di interesse, salito dell’1,9% trimestre su trimestre a 1,036 miliardi, e le commissioni nette, cresciute del 2,8% a 618 milioni.
Particolarmente positiva la dinamica del wealth management e advisory, che registra un’accelerazione del 7,6% rispetto al trimestre precedente, sostenuta anche dall’aumento dei flussi commerciali e dalle prime sinergie distributive con Mediobanca.
Sul perimetro standalone di Mps, il margine di interesse si attesta a 547 milioni (+0,8% annuo), mentre le commissioni nette salgono a 410 milioni (+3%).
Migliora l’efficienza operativa
Il risultato operativo netto si attesta a 947 milioni di euro, in crescita del 9,5% rispetto al quarto trimestre e del 3,4% su base annua pro-forma. Contestualmente, gli oneri operativi scendono del 3,1% trimestre su trimestre, consentendo al cost/income di migliorare fino al 44%, tre punti in meno rispetto al trimestre precedente.
Resta sotto controllo anche il costo del rischio, pari a 42 punti base, mentre le rettifiche nette sul credito del perimetro standalone Mps calano del 22,1% annuo a 71 milioni.
A incidere sull’utile netto è soprattutto il diverso trattamento fiscale rispetto al 2025. Nel primo trimestre dello scorso anno il gruppo beneficiava infatti degli effetti positivi legati alla rivalutazione delle Dta, mentre nel 2026 le imposte pesano per 294 milioni. A influire è anche la nuova disciplina introdotta dalla legge finanziaria 2026, che prevede la parziale indeducibilità degli interessi passivi e l’aumento di due punti dell’aliquota Irap.
Solidità patrimoniale e crescita degli impieghi
Sul fronte patrimoniale, il Cet1 ratio si attesta al 15,9%, con un buffer di circa 650 punti base sopra i requisiti regolamentari, già considerando un payout ratio del 100%.
Gli impieghi performing lordi raggiungono 129 miliardi di euro, in aumento dell’1% sul trimestre e del 5,2% su base annua, sostenuti dalle erogazioni di mutui ipotecari e credito al consumo. Lo stock dei crediti deteriorati lordi scende a 3,7 miliardi, con Npe ratio netto all’1,3% e copertura al 50,6%.
La raccolta commerciale complessiva sale a circa 290 miliardi, in crescita di 16,7 miliardi rispetto a un anno fa, mentre i flussi lordi del wealth management aumentano del 10% trimestre su trimestre.
Prosegue l’integrazione con Mediobanca
Nel trimestre Mediobanca contribuisce per 925 milioni ai ricavi consolidati del gruppo.
“La dinamica del business è in linea con la traiettoria strategica delineata nel piano industriale 2026-2030”, spiega la banca, aggiungendo che “prosegue il processo di integrazione con Mediobanca, per completare la riorganizzazione nelle cinque aree di attività del gruppo e accelerare la creazione di valore per tutti gli stakeholder”.
Le prime attività di distribuzione cross-group, precisa l’istituto, sono già state avviate in tutti i segmenti operativi.