Moody’s abbassa rating Cina: prima volta in 25 anni

24 Maggio 2017, di Mariangela Tessa

Per la prima volta in 25 anni, Moody’s taglia il rating della Cina, che passa ad “A1” da “Aa3”. Si chiude così un lungo periodo segnato da una crescita impetuosa e dall’uscita dalla soglia di povertà per oltre 600 milioni di persone. La decisione prende le mosse dai timori sul rallentamento della crescita economica e sull’aumento del debito governativo proiettato verso il 40% del Pil per il 2018.

“I progressi in corso sulle riforme probabilmente trasformeranno l’economia e il sistema finanziario nel tempo, è però difficile che impediscano un ulteriore aumento materiale del debito in tutta l’economia e la conseguente crescita delle passività potenziali per il governo” si legge in una nota.

Moody’s ha parallelamente migliorato l’outlook della Cina da negativo a stabile (lo aveva peggiorato da stabile a negativo nel marzo 2016). La questione è se S&P’s deciderà di seguire Moody’s, avendo emesso l’outlook negativo su Pechino a febbraio 2016, ponendo le basi per il possibile downgrade. Attualmente, il giudizio di S&P’s è un gradino superiore a quelli di Moody’s e Fitch.

Moody’s ha anche osservato che il deficit del budget del governo s’è mantenuto nel 2016 al passo “moderato” del 3% del Pil, contro aspettative del debito governativo destinato a portarsi verso il 40% del Pil entro il 2018 e al 45% per la fine del decennio.

La Cina ha giudicato “inopportuno” il taglio del rating dovuto a “una sopravvalutazione delle difficolta’” dell’economia, secondo il ministero delle Finanze.