MiFID 2, calcolo costi transazione potrebbe ingannare investitori

30 Gennaio 2018, di Livia Liberatore

La nuova direttiva europea MiFID 2 che disciplina i servizi finanziari nell’Ue è entrata in vigore il 3 gennaio 2018 e ha già attirato critiche e dichiarazioni di supporto. L’ultimo dibattito in ordine temporale riguarda le preoccupazioni sul fatto che la nuova metodologia di calcolo dei costi di transazione dei fondi possa minare gli sforzi per garantire la trasparenza, obiettivo principale della MiFID 2.

La direttiva richiede ai gestori degli investimenti di rivelare ulteriori costi di transazione addebitati ai fondi, in aggiunta al dato relativo all’importo delle spese correnti (Ocf). Il testo richiede che i gestori di fondi utilizzino tre anni di informazioni storiche per calcolare questi costi ex ante (si tratta di costi previsti) per i primi 12 mesi di MiFID 2, prima che possano essere utilizzati i costi effettivi ex post.

Il direttore della società di consulenza Plan Works, Nathan Fryer, avvisa così sul suo blog:

“Una società di gestione di fondi può eseguire più operazioni della stessa azione in momenti diversi durante il giorno, in quanto i gestori di fondi si scambiano i loro fondi. Pertanto, dal punto di vista dei sistemi, può essere difficile far coincidere tutti i prezzi storici scambiati con il prezzo che il mercato mostra in quel momento”.

La Investment Association ha ribadito queste preoccupazioni, sostenendo che

“La nuova metodologia per calcolare i costi di transazione confonderà e indurrà in errore gli investitori e potrebbe in definitiva vanificare l’obiettivo di una maggiore trasparenza”.

Secondo la società, alcune di queste anomalie potrebbero svanire in modo graduale man mano che verranno utilizzati i costi e i prezzi effettivi.