Economia

Guerra, preavviso e orrore

Si bombarda per finta, si risponde per obbligo ma si muore lo stesso.

C’è qualcosa di profondamente disturbante in quello che sta accadendo. Una crepa nel senso comune. Un vuoto logico, emotivo, storico. Sembra un racconto scritto male, una sceneggiatura firmata da chi ha smarrito il filo narrativo del mondo.

Oggi gli Stati Uniti ringraziano l’Iran per averli avvisati. Sì, hai capito bene: li ringraziano. Perché l’attacco c’è stato, certo, ma concordato, quasi preannunciato. Come a dire: “Tranquilli, stanotte vi spariamo addosso, ma non vi preoccupate troppo, sapete già dove, sapete già quando.” Una guerra con il preavviso insomma.

E non era forse l’Occidente a fare questo una volta? Non erano gli Stati Uniti stessi a informare per motivi umanitari, per salvarsi la faccia, per rispettare almeno in apparenza il diritto internazionale? Adesso è l’Iran che telefona per dire “ci vediamo stanotte”?

Cosa sta succedendo davvero? In che mondo siamo finiti se gli aggressori mandano il promemoria, se i bombardamenti diventano parte di un copione condiviso? È la guerra 2.0, la guerra burocratica, surreale, ordinata, incasellata nei limiti del ragionevole. Ma può esistere una guerra ragionevole?

Non c’è pace in questa logica. C’è solo convenienza. C’è solo potere che si rispecchia in altro potere. Una mossa tua, una mossa mia. E intanto si muore lo stesso. Solo un po’ più composti, più informati, più rassegnati.

La guerra non è più dichiarata, ma notificata. Non è più combattuta, ma organizzata. Un algoritmo bellico che distribuisce danno con precisione chirurgica, purché nessuno dei “grandi” si faccia troppo male.

Il paradosso è qui, davanti ai nostri occhi: si bombarda per finta, si risponde per obbligo, si avvisa per cortesia. L’orrore è sotto controllo, come se potesse davvero esserlo.

Ma intanto, chi sta sotto quelle bombe sa bene che la guerra non è mai gentile. Non conosce il garbo. Anche se arriva con l’avviso, anche se porta la firma in calce.

E allora ci chiediamo: davvero ringraziare un nemico per averci detto che ci avrebbe colpito è segno di civiltà o è la certificazione della nostra deriva?