MEDIASET E STREAM: MURDOCH PRONTO A INVESTIRE?

18 Febbraio 2000, di Redazione Wall Street Italia

Non finisce mai di far discutere il problema dell’assetto proprietario delle tv italiane.

Se da un lato c’è il noto conflitto di interessi per la Fininvest di Berlusconi, dall’altro c’è quello di chi gestirà la televisione digitale: quei canali tematici che potrebbero essere il futuro della televisione.

Proprio nel giorno in cui sono stati confermati i vertici del Consiglio d’amministrazione RAI, e si parla di una privatizzazione di una parte del colosso pubblico, è polemica sul fronte privato.

La Fininvest ha smentito seccamente le voci di una vendita, seppur parziale della società che controlla al 49% Mediaset.

Ma il titolo del gruppo in questi giorni aveva fatto faville proprio per le voci ormai ricorrenti da più di un anno di una possibile vendita al magnate Rupert Murdoch.

C’è anche da dire che una possibilità dell’interesse sul titolo può essere anche data da un possibile accordo di Mediaset con Tin.it che dopo l’accordo con Seat ha bisogno di contenuti per la sua forte presenza su Internet.

Ma nell’occhio del ciclone c’è anche la televisione digitale. Telepiù è ormai nelle mani dei francesi di Canalplus, e dopo l’uscita di Enel, si crea un problema legislativo visto che la piattaforma deve avere una maggioranza italiana.

Stessa situazione si sta creando per Stream. Ieri è stato annunciato un aumento di capitale di 540 miliardi di lire e investimenti produttivi per il 2000, secondo indiscrezioni, di altri 625 miliardi.

La piattaforma digitale Stream è oggi controllata da Telecom Italia e da News Corporation di Rupert Murdoch al 35%, un altro 18% lo possiede il Gruppo Cecchi Gori e quattro società calcistiche (Roma, Lazio, Fiorentina, Parma) hanno il 12%.

Ma la decisione dell’aumento di capitale e di nuovi investimenti sul prodotto italiano decise dal Consiglio di Amministrazione di due settimane fa sono alla base del primo contenzioso.

Cecchi Gori ritiene la decisione un abuso illeggittimo visto che al Cda si era espresso contro insieme alle quattro squadre di calcio.

Cecchi Gori minaccia ora un’azione legale e sostiene che la Telecom e Murdoch hanno tenuto nascoste le trattative con a Chase Manhattan Bank.

Per Cecchi Gori c’è dunque la precisa volontà di farlo fuori dal gruppo: le difficoltà economiche della società sono infatti note. E anche le società calcistiche potrebbero uscire da Stream che oggi conta 420 mila abbonati.

Ma il problema non riguarda solo la situazione di un singolo imprenditore. Se infatti Cecchi Gori esce da Stream e Murdoch aumenta il suo pacchetto e allo stesso tempo acquista una quota anche della Fininvest ecco che il Governo lancia l’allarme. Il gioco è forse più sottile.

Già una volta, nonostante il conflitto di interessi e il prossimo passaggio su satellite di una rete Mediaset, il mondo politico italiano si schierò dalla parte del capo del Polo delle Libertà affinchè non vendesse lo straniero.

Ma il magnate australiano difficilmente molla la sua preda e in Italia si è scottato più di una volta, ora forse potrebbe fare sul serio. Per lui il mercato è aperto e di liquidità da spendere ne ha in abbondanza.

Le prossime mosse potrebbero essere proprio quelle decisive per il futuro del mondo privato della televisione italiana che registra ancora pochi accordi internazionali.