Maserati, operai in cassa integrazione. Promesse tradite di Renzi e Marchionne

2 Febbraio 2016, di Alessandra Caparello

MODENA (WSI) – “Situazione preoccupante, non abbiamo notizie certe”. Questo il lapidario commento dei sindacati alla notizia che dal 5 febbraio prossimo i dipendenti della Maserati, storico marchio automobilistico made in Italy, saranno soggetti alla cassa integrazione.

Dopo il calo della produzione al 50%, i vertici del gruppo Fca di cui fa parte la Maserati hanno così annunciato un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali. Così spiega Simone Selmi, coordinatore provinciale della Fiom Cgil per il gruppo Fiat:

“La situazione alla Maserati è molto preoccupante nonostante tutte le promesse formulate da Sergio Marchionne al presidente del Consiglio Matteo Renzi, ci troviamo in una situazione di completa incertezza, con la produzione che anno dopo anno continua a diminuire, a cui ora si è aggiunto il ricorso alla cassa integrazione per 315 operai. Eppure i vertici dell’azienda non hanno saputo dirci nulla circa il futuro dello stabilimento”.

Due modelli Maserati in produzione a Modena arriveranno a fine ciclo quest’anno e poi nel 2018 ma non si sa ancora da cosa saranno sostituiti. A ciò si aggiunge la crisi degli ordini e l’andamento dei mercati di riferimento come Stati Uniti e Cina. Dalle 19 auto al giorno, la produzione di Maserati è scesa l’anno scorso a 9-1. Ma la preoccupazione delle tute blu da Modena arriva anche in altre fabbriche a marchio Fiat Chrysler. Continua Selmi:

“In Cnh l’anno scorso i lavoratori hanno fatto 86 giorni di cassa integrazione, e dopo 5 anni di crescita l’azienda sta subendo gli effetti di un calo importante nelle vendite per quanto riguarda il settore agricolo mentre Ferrari è alle prese con timori per l’indebitamento finalizzato al finanziamento di Fca, e con quel documento presentato al momento della quotazione in borsa, che non garantisce la permanenza della produzione a Modena, ma che anzi, contempla fattori che potrebbero portare all’abbandono del sito, tra cui il costo del lavoro”.

Una situazione che contrasta nettamente con l’annuncio degli ottimi dati delle vendite FCA nel nostro Paese, le cui immatricolazioni sono cresciute nel mese di gennaio 2016 del 19,79% in più rispetto ad un anno fa con 44.671 unità vendute. Un gennaio quindi ottimo per le vendite FCA, nero per i lavoratori del gruppo.

Intanto è di oggi la nota di Fca in cui l’azienda risponde in merito alla questione sulle emissioni per i motori diesel, confermando che “le sue applicazioni motoristiche diesel rispettano le normative sulle emissioni loro applicabili”. Spiega la FCA che i motori diesel non “sono dotati di dispositivi che rilevino che il veicolo viene sottoposto ad un test al banco in laboratorio o che rendano operativi i controlli delle emissioni solamente durante i test in laboratorio”.

Vista però la crescente attenzione dell’opinione pubblica, Fiat annuncia di voler aggiornare volontariamente le proprie calibrazioni Euro 6 con nuovi set di dati per migliorare la prestazione in termini di emissioni in condizioni di guida reali.

“Tali nuove calibrazioni saranno pronte a partire da aprile 2016, saranno disponibili su tutti i veicoli nuovi venduti a partire da tale data e verranno rese disponibili a tutti gli altri possessori di veicoli Fca Euro 6 gratuitamente. Fca intende accelerare i programmi in corso per estendere l`applicazione della tecnologia di Active selective catalytic reduction (o Scr), già impiegata in alcuni veicoli Fca al fine di renderla disponibile su ulteriori famiglie di motori diesel a partire dal secondo trimestre del 2017, ben prima di quanto richiesto da ogni prescrizione di legge applicabile”.