Spunta tassa unica sulla casa al posto di Imu e Tasi

27 Novembre 2018, di Alessandra Caparello

Mentre si avvicina la scadenza per pagare il saldo dell’Imu e della Tasi per il 2018, il prossimo 17 dicembre, il governo sta studiando ad una revisione profonda della tassazione sugli immobili. In due emendamenti presentati alla manovra di bilancio 2019, uno a firma Lega e un altro a firma Pd si prevede l’unificazione di Imu e Tasi in una sola imposta.

Una misura che sarebbe volta alla semplificazione fiscale visto che la tassa unica andrebbe ad eliminare le oltre 200mila aliquote previste oggi per la tassa.  Oggi Imu e Tasi non sono dovute  sull’abitazione principale a meno che non rientri nelle categorie catastali di lusso e/o di pregio. Hanno la medesima base imponibile ma aliquote diverse. Inoltre la Tasi a differenza dell’Imu è dovuta anche dall’inquilino.

L’emendamento che unificherebbe Imu e Tasi in una sola imposta rischia però di rivelarsi dannoso. Come rivela anche Confedilizia infatti nell’emendamento presentato dalla Lega, e che troverebbe il favore del governo, si prevede che l’aliquota massima della nuova super-tassa, non possa superare l’11,4 per mille. Un livello più alto di quanto permesso oggi ai Comuni, per cui il tetto – ad eccezione di poco più di 1000 casi – è invece fissato al 10,6 per mille, come somma delle aliquote di Imu e Tasi.

Gli emendamenti al disegno di legge di bilancio che prevedono la tassa unica sulla casa – sostitutiva delle attuali Imu e Tasi – nascondono un aumento di tassazione (…) l’ho segnalato più di una settimana fa, sia pubblicamente sia direttamente ai deputati della maggioranza che li hanno firmati. Attualmente il limite delle aliquote Imu-Tasi è 10,6 per mille ed è impensabile che aumenti. Inoltre, deve essere considerato l’incremento che i proprietari avrebbero attraverso l’eliminazione della quota di Tasi a carico degli occupanti, come nel caso dei conduttori in caso di locazione”.

Così il presidente Giorgio Spaziani Testa. L’altro emendamento presentato dal Pd  prevede invece di fermarsi al 10,6 per mille, a cui aggiungere l’eventuale maggiorazione dello 0,4 per mille nei Comuni che già la applicano.