Made in Italy: pressione fiscale al 90%. Irpef sul reddito? Un’anomalia

23 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Con l’Irpef così com’è strutturata in Italia vige il paradosso per cui un datore di lavoro viene fiscalmente punito se porta e crea lavoro in Italia.

“Lo stato dovrebbe essermi grato premiandomi con una riduzione delle tasse. Avviene invece l’esatto contrario”, dice Fabrizio Castoldi, presidente della BCS di Abbiategrasso, promotore di un’iniziativa per cambiare l’imposta sul reddito.

L’imprenditore milanese sta portando avanti la battaglia per chiedere al governo un “Industry Act” per adeguare la pressione fiscale italiana a quella degli altri Paesi Europei per competere in modo sostenibile con le economie emergenti.

Castoldi contesta il fatto che in Italia le tasse in Italia non aumentano in funzione del reddito, ma aumentano in funzione del numero di posti di lavoro. È un fenomeno del tutto anomalo.

“Questa problematica – si legge in un comunicato – riguarda tutte le aziende che producono in Italia, il buon nome stesso del Made in Italy, la possibilità di continuare a importsi come eccellenza nazionale in ricerca e sviluppo, delocalizzazione e occupazione”.

Il tutto mentre l’industria meccanica italiana, considerata a livello di eccellenza nel panorama europeo, sta per perdere il suo primato tecnologico a favore della Cina.

Secondo quanto emerso da uno studio di Assolombarda sull’evoluzione tecnologica delle industrie meccaniche cinesi e italiane, iul gap che ancora separa le due industrie a favore di quelle italiane è “destinato a colmarsi nel giro dei prossimi 4/5 anni”.

Se da un lato la Cina spinge lo sviluppo tecnologico delle proprie imprese manifatturiere meccaniche grazie ad una tassazione straordinariamente bassa riservata solo a questo tipo di imprese, in Italia avvien l’opposto.

In Cina le tasse sugli utili lordi delle imprese meccaniche passano dal 25% (valido per tutte le imprese) al 15% riservato alle sole imprese meccaniche a patto dell’impegno di queste ultime ad investire in ricerca almeno il triplo del risparmio fiscale.

Perché le imprese italiane riescano a mantenere l’attuale supremazia tecnologica, secondo lo studio di Assolombarda, vanno varate misure per alimentare gli investimenti così come la ricerca e lo sviluppo.

Se non si interverrà per tempo, è il monito dell’associazione di imprese lombarde, “assisteremmo alla scomparsa di decine di migliaia di imprese manifatturiere meccaniche con la conseguente perdita di milioni di posti di lavoro. Si delinea una crescita drammatica della cassa integrazione e della disoccupazione soprattutto giovanile”.

Dallo studio di Assolombarda emerge che le industrie meccaniche italiane non riusciranno a mantenere l’attuale superiorità tecnologica.

Va abbassato il livello di tassazione, “che colpisce esclusivamente le aziende che producono in Italia ossia il Made in Italy. In tal caso la tassazione media si attesta intorno al 90%”. Nel caso invece di aziende commerciali la tassazione media è intorno al 35%.

È chiaro, dice il comunicato, “che un’azienda colpita da una pressione discale del 90% ha davanti a sé solo pochi anni di vita indipendentemente dalla concorrenza cinese”.

(DaC)