L’evasione fiscale: “l’uovo di Colombo”

14 Giugno 2017, di Giovanni Falcone

L’intenso dibattito da sempre caratterizzante il tema della “evasione fiscale” anche volto a trovare le soluzioni più idonee per una efficace azione di contrasto, mi induce a fare qualche riflessione che possa in qualche modo contribuire a fornire possibili elementi di chiarezza.

Se è vero che circa un quarto del Prodotto Interno Lordo nazionale (PIL) è rappresentato dall’economia sommersa e lavoro nero che sfugge ad ogni sorta di tassazione, diretta [1] ed indiretta [2], stimato in oltre 250 miliardi di euro all’anno [3], è anche vero che il livello raggiunto dalla tassazione ufficiale appare di gran lunga superiore a qualunque altro Paese europeo, soprattutto in termini di rapporto costi – benefici (entrate tributarie/qualità dei servizi pubblici erogati).

Perché si evade?

Con una tassazione di circa il 50% sul reddito imponibile, l’indole all’evasione o comunque la ricerca di ogni possibile accorgimento, anche di natura elusiva, volto a ridurre o alleviare l’onere tributario sarà necessariamente alto.

Praticamente, da più parti, almeno per le realtà economiche più limitate, tale comportamento viene definito quasi una sorta di “legittima difesa”.

Una seria e concreta riduzione di tale livello di tassazione potrebbe essere un primo passo per contenere quell’indole malefica di sfuggire alla tassazione; La riduzione, servirebbe anche a scongiurare la tentazione del ricorso sistemico a “Condoni tributari” [4].

La principale ragione per la quale si evade il fisco sta nella diffusa consapevolezza di non essere mai beccati e, anche nella sciagurata e remota ipotesi che ciò avvenisse, fra un ricorso ed un condono, finisce spesso a “taralluzzi & vino”, nel senso che la pena – compresa quella penale di cui alla famosa legge denominata “Manette agli evasori” [5], di fatto non viene mai sofferta.

Le armi dell’Amministrazione finanziaria (Agenzia delle entrate e Guardia di finanza)

Gli strumenti giuridici ed i poteri in uso ed in facoltà dell’Amministrazione finanziaria per contrastare l’evasione fiscale sono numerosi e, per certi versi, in relazione ai risultati ottenuti , potrebbero definirsi addirittura troppi.

Proviamo ad elencarli:

ACCESSI

Possibilità di eseguire accessi, ispezioni e verifiche in azienda e studio professionale ed anche nel domicilio privato (previa specifica autorizzazione AG);

RICHIESTA DATI E INFORMAZIONI

Possibilità di invitare tutti i contribuenti a fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento eseguito nei confronti del soggetto verificato, o esibire o trasmettere atti e documenti;

QUESTIONARI

Possibilità di invio ai contribuenti di questionari relativi a dati e notizie di carattere specifico rilevanti ai fini dell’accertamento anche nei confronti di altri contribuenti con i quali abbiano intrattenuto rapporti, con invito a restituirli compilati;

COLLABORAZIONE

Possibilità di richiedere agli Organi e alle amministrazioni dello Stato, agli enti pubblici non economici, alle società ed enti di assicurazione e alle società che effettuano istituzionalmente riscossioni e pagamenti, dati e notizie relativi a soggetti indicati singolarmente o per categorie;

L’AIUTO AI NOTAI

Richiedere copia o estratti di atti e documenti depositati presso i Notai, i procuratori del registro, i conservatori dei registri dei registri immobiliari e gli altri pubblici ufficiali;

INTERMEDIARI CREDITIZI

Richiedere alle Banche e alle Poste, per le attività finanziarie e creditizie, alle società ed enti di assicurazione per le attività finanziarie, agli intermediari finanziari, alle imprese di investimento, agli organismi di investimento collettivo del risparmio, alle società di gestione del risparmio ed alle fiduciarie, dati, notizie e documenti relativi a qualsiasi rapporto intrattenuto od operazione effettuata (c.d. Indagini finanziarie);

ALLA VIGILANZA

Richiedere ad autorità ed enti, notizie, dati, documenti e informazioni di natura creditizia, finanziaria e assicurativa, relative alle attività di controllo e di vigilanza svolte dagli stessi, anche in deroga a specifiche disposizioni di legge;

ATTI RILEVANTI

Invitare ogni altro soggetto a esibire o trasmettere, anche in copia fotostatica, atti o documenti fiscalmente rilevanti concernenti specifici rapporti intrattenuti con i contribuenti e a fornire i chiarimenti relativi;

AI CONDOMINI

Richiedere agli amministratori di condomini, dati, notizie e documenti relativi alla gestione condominiale.

Malgrado tutto questo “armamentario” i risultati sono sotto gli occhi di tutti: L’evasione fiscale sembra inarrestabile con effetti nefasti sulla finanza pubblica.

RIMEDIO POSSIBILE: Una strada da percorrere

Gli sforzi messi finora in campo dall’Amministrazione finanziaria non hanno prodotto risultati soddisfacenti lasciando inalterata la patologia.

Tutti i poteri testé indicati sono stabiliti dall’articolo 32 del DPR 29 settembre 1973, n.600.

Azione di contrasto

Per sfatare l’attuale filosofia corrente che l’evasore fiscale non viene mai beccato, bisogna necessariamente modificare le c.d. “Fonti d’innesco” per l’avvio dell’attività di verifica fiscale. In altri termini, bisogna verificare quelle attività per le quali, sulla base di informazioni certe, vi è l’assoluta certezza di evasione, partendo dalle soglie più significative.

Cosa può fare l’Amministrazione finanziaria – e quindi Agenzia delle entrate e Guardia di finanza – a sapere in tempo reale il vero fatturato delle diverse attività economiche esercitate, ivi comprese le persone fisiche residenti sul territorio?

La risposta è molto semplice: tutti i segreti sono conosciuti dal sistema bancario.

Cercherò di spiegarmi meglio.

La banca è un sostituto d’imposta per conto dell’Erario che, al termine di ogni esercizio finanziario versa allo Stato le somme trattenute sul risparmio amministrato alla clientela a titolo d’imposta nella misura stabilita dalla legge (fino ad ora del 12,5%, ora elevata al 20%).

Se la banca xy, nel versare una determinata somma, a specifica richiesta dell’Amministrazione finanziaria,  allega anche una specifica circa i nominativi dei clienti ai quali ha effettuato la trattenuta – magari escludendo le posizione più modeste sotto una determinata soglia – ed applicando la formula inversa, si conoscerebbe la “giacenza media” annua detenuta presso quella determinata banca da ogni singolo cliente/contribuente.

Se poi unisco questa informazione al codice fiscale del cliente, in tempo reale, potrò conoscere la  stessa “giacenza media” del cliente presso l’intero sistema creditizio posto che, lo stesso cliente/contribuente può essere titolare di rapporti presso banche diverse.

Una volta in possesso dell’elenco delle diverse posizioni titolari delle “giacenze” più significative, l’Amministrazione finanziaria procede alla compilazione di una “Scheda economico sintetica” di ciascun cliente/contribuente, onde verificare la coerenza delle disponibilità mobiliari detenute in banca con l’attività economica dichiarata ed ufficialmente esercitata.

E qui iniziano le sorprese:

  • trovo la povera pensionata titolaredi pensione sociale INPS (€.500,00 mensili) con una giacenza media di 20 milioni di euro (solitamente la moglie, mamma o suocera dell’imprenditore con bilanci perennemente in perdita);
  • trovo il funzionario pubblico, titolare di un importante ufficio della Pubblica Amministrazione, titolare di disponibilità economiche non coerente con lo stipendio ufficiale percepito;
  • trovo il nulla tenente o nulla facenteche non presenta alcuna dichiarazione fiscale, trattandosi di un probabile “prestanome”;
  • trovo l’imprenditore sconosciuto al fisco in quanto, pur essendo titolare di Partita IVA, non ha istituito le scritture contabili e non mai presentato una Dichiarazione fiscale annuale.

Questi saranno i soggetti da inserire nella programmazione delle verifiche fiscali da effettuarsi nel più breve tempo possibile.

Si tratta del classico “Uovo di Colombo”!

Volere & potere.

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[1] Tassazione DIRETTA: Colpisce la ricchezza, il patrimonio nel suo momento statico
[2] Tassazione INDIRETTA: Colpisce i consumi, nel momento dinamico del trasferimento dei beni e servizi
[3] Fonte ISTAT
[4] CLEMENZA FISCALE: ridurre le tasse per abolire i condoni tributari
[5] Decreto legislativo  10 marzo 2000, n.74 “Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n.205” 

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