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La stagione degli utili Usa entra nel vivo. Banche al banco di prova

La stagione degli utili del primo trimestre 2026 entra nel vivo questa settimana, con le grandi banche americane chiamate a fare da apripista per il resto di Corporate America. Il consensus degli analisti raccolto da LSEG stima una crescita degli utili anno su anno del 13,9% per l’intero S&P 500 nel primo trimestre, un ritmo in linea con i quattro trimestri precedenti. Sullo sfondo, però, pesano le tensioni geopolitiche legate al conflitto con l’Iran, la volatilità del petrolio e le incertezze sul percorso dell’inflazione.

Goldman apre le danze e batte le stime

Goldman Sachs ha dato il via alla settimana più attesa di Wall Street pubblicando, ieri lunedì 13 aprile, i conti del primo trimestre. Tra gennaio e marzo, la banca ha registrato un utile per azione di 17,55 dollari, superando il consensus di 16,49 dollari raccolto da LSEG.

A trainare i risultati è stato il trading azionario, che ha raggiunto un livello record con ricavi in crescita del 27% a 5,33 miliardi di dollari, sostenuti dalla volatilità dei mercati. Forte anche l’investment banking, con commissioni salite del 48% a 2,84 miliardi grazie al ritorno del dealmaking.

Ombre, però, sul fronte del reddito fisso: i ricavi dalla divisione FICC (fixed income, currencies and commodities) i cui ricavi sono scesi del 10% a 4,01 miliardi, penalizzati dal rallentamento nel trading su tassi, mutui e credito.

Nonostante la sorpresa positiva sugli utili, il titolo ha chiuso in calo dell’1,9%, riflettendo la delusione degli investitori sul reddito fisso.

Il calendario della settimana

Dopo Goldman, il calendario prevede un fitto programma. Oggi, Martedì 14 aprile toccherà a JPMorgan Chase — il più grande istituto di credito americano — insieme a Wells Fargo e Citigroup. Mercoledì 15 aprile sarà la volta di Bank of America e Morgan Stanley.

Le stime degli analisti raccolte da LSEG tratteggiano un quadro di crescita diffusa. JPMorgan Chase è attesa a un utile per azione di 5,44 dollari, in crescita del 7,18% rispetto ai 5,07 dollari del primo trimestre 2025. Wells Fargo dovrebbe segnare un progresso più deciso, con un EPS stimato a 1,58 dollari contro 1,39 dollari un anno fa, pari a un incremento dell’11,38%.

È però Citigroup a mettere a segno il balzo più vistoso tra le big: l’utile per azione atteso a 2,64 dollari implicherebbe una crescita del 24% rispetto all’1,96 dollari dello stesso periodo del 2025. Bank of America e Morgan Stanley si collocano su traiettorie più moderate ma comunque solide: la prima è stimata a 1,01 dollari per azione (+6,33%), la seconda a 3,00 dollari (+12,45% da 2,60 dollari).

M&A in grande spolvero, ma l’Iran pesa sull’outlook

Il primo trimestre 2026 è stato caratterizzato da un’intensa attività di fusioni e acquisizioni, che ha rappresentato la vera spina dorsale dei risultati bancari. Secondo i dati Dealogic, i volumi globali di M&A hanno raggiunto 1.380 miliardi di dollari nel periodo, con quasi due dozzine di mega-deal da oltre 10 miliardi ciascuno e quaranta operazioni superiori ai 5 miliardi. Gli analisti di Jefferies hanno rilevato che le commissioni globali legate all’M&A sono salite del 19% anno su anno a 11,3 miliardi di dollari, con Goldman a guidare la classifica per quota di mercato.

Sul fronte macro, tuttavia, le preoccupazioni non mancano e i toni si fanno più prudenti. Jamie Dimon ha avvertito in una lettera agli azionisti che il conflitto tra Usa, Israele e Iran rischia di generare shock sui prezzi delle materie prime, mantenendo l’inflazione su livelli elevati e spingendo i tassi di interesse oltre le attese del mercato.

Una visione condivisa da David George, analista di Baird, che ha messo il dito nella piaga con lucidità: “Ci aspettiamo che i volumi di trading beneficino del rischio geopolitico recente, mentre investment banking, mutui e wealth management saranno probabilmente più deboli fino a quando il conflitto non sarà risolto”. Un quadro che rende le guidance delle prossime ore ancora più decisive del solito.

Il settore finanziario guida la crescita dell’S&P 500

Nel quadro più ampio della stagione degli utili americana, il comparto finanziario si distingue come uno dei motori più potenti dell’indice. Secondo le elaborazioni di FactSet, il settore Financials dell’S&P 500 è atteso in crescita degli utili del 15,1% anno su anno nel primo trimestre, terza performance tra tutti gli undici settori dell’indice e superiore alle stime del 14,6% formulate a inizio trimestre. All’interno del settore, a fare da traino sono le assicurazioni, con una crescita attesa del 34%, seguite dal consumer finance al 30% e dai mercati dei capitali al 15%.

La stima di consensus LSEG per l’intero S&P 500 si assesta su una crescita degli utili del 13,9% anno su anno nel primo trimestre, in linea con i quattro trimestri precedenti, un dato che potrebbe contribuire a giustificare il ritorno di Nasdaq e S&P 500 ai livelli pre-conflitto.

Più enigmatico, però, appare l’orizzonte per il resto del 2026. Le stime di consensus per la crescita degli utili nei tre trimestri rimanenti si collocano rispettivamente al 20%, al 22% e al 19,9%, livelli che, se confermati, rappresenterebbero la stagione più brillante per gli utili societari americani dal 2018, escludendo il 2021 distorto dalla pandemia. A dirlo è Tajinder Dhillon, responsabile della ricerca sugli utili di LSEG, che legge in queste proiezioni un ottimismo ancora difficile da conciliare con le turbolenze in corso. Previsioni ambiziose, insomma, che si scontrano con un contesto geopolitico ancora lontano dalla stabilizzazione.