La prova che le élite si preparano alla prossima crisi

14 Settembre 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Ci sono almeno due fattori che dimostrano come le élite si stiano preparando allo scoppio della prossima crisi finanziaria. Il primo è la decisione di accettare i lingotti d’oro come collaterale degli scambi con soldi veri in cui viene simulata l’attività di trading di un titolo.

Dal momento che una grandissima parte dei beni del sistema finanziario sono in forma “digitale” nel momento in cui un’altra crisi scoppierà ci sarà una caccia alla moneta reale per il semplice fatto che molti dei contratti derivati e di altre forme di valuta non hanno un valore effettivo.

I grandi gruppi di brokeraggio che gestiscono le attività di trading del mercato da oltre 700 mila miliardi di dollari dei derivati (ICE, CEM, LCH) hanno iniziato tutti ad accettare l’oro come collaterale già dal 2012.

Anche la Cina, secondo quanto riportato da Reuters, ha di recente adottato la stessa strategia anti choc. La Borsa di Shanghai accetterà a partire dal 29 settembre l’oro fisico come collaterale sui contratti futures. Potrà ricoprire fino all’80% del ‘margin value’.

È la dimostrazione che i principali gruppi finanziari mondiali sono consapevoli he la maggior parte dei derivati (futures, opzioni) non avranno più il minimo valore durante la prossima crisi.

La seconda prova è l’implementazione di regole sul controllo dei contanti, che renderanno più difficile trasformare i propri investimenti e risparmi in cash fisico. Le autorità americane della Sec hanno imposto il divieto di prelievo dai grandi fondi in caso di scoppio di un’altra crisi.

La norma in questione si chiama ‘Rules Provide Structural and Operational Reform to Address Run Risks in Money Market Funds’. Sembra un pacchetto di regole innocuo. In realtà andando a vedere il capitolo intitolato “Redemption Gates”, si scopre che se il livello settimanale di asset liquidi di un fondo monetario americano scendesse sotto il 30%, tale fondo avrà il potere di sospendere temporaneamente i prelievi di contanti.

È nel migliore interesse del Cda imporre un divieto al deflusso di cash dal fondo, considerato sicuro come un deposito in banca. I fondi non potranno imporre il divieto per più di 10 giorni lavorativi nell’arco di un periodo di 90 giorni (all’incirca due settimane di stop in due mesi di tempo).

Normalmente i portafogli di un fondo monetario comune è composto da titoli del debito a breve termine (meno di un anno) che rappresentato un investimento liquido e di alta qualità. Inoltre l’obiettivo dei money market fund è quello di mantenere un Net Asset Value (NAV) il più stabile possibile, e comunque mai inferiore a un dollaro statunitense. Per questi motivi vengono considerati sicuri al pari dei conti deposito.

Se il sistema dovessa vivere un’altra crisi, i fondi monetari americani potranno mettere il lucchetto al loro capitale. I cittadini non potranno prelevare contanti per 10 giorni. Se il sistema finanziario fosse in salute e stabile non ci sarebbe motivo di varare, proprio in questo momento, una simile riforma. Il rischio è che questo non sia altro che l’inizio di una guerra al contante a tutto campo.

(DaC)