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La prima Ferrari elettrica non scalda la Borsa: il mercato boccia la Luce da 550 mila euro

Ferrari scommette sull’elettrico, ma Piazza Affari reagisce con freddezza. All’indomani della presentazione della Ferrari Luce, la prima vettura completamente elettrica della storia del Cavallino, il titolo è arrivato a perdere circa il 7% sul Ftse Mib, collocandosi tra i peggiori del listino milano. Una reazione che evidenzia le perplessità degli investitori sulla sfida più delicata affrontata finora da Maranello: portare l’elettrico nel cuore di un marchio costruito sul fascino dei motori termici e sull’esclusività delle sue supercar.

Ferrari Luce non convince il mercato

La presentazione della prima Ferrari elettrica avrebbe dovuto segnare l’inizio di una nuova fase per il gruppo guidato dall’ad Benedetto Vigna. Invece, la prima risposta è arrivata dalla Borsa, dove gli investitori hanno accolto con cautela il debutto della nuova elettrica da 550 mila euro. Il calo del titolo riporta al centro un interrogativo che accompagna da anni l’intero settore del lusso automobilistico: un marchio iconico come Ferrari può trasferire sull’elettrico lo stesso valore percepito e costruito attorno al rombo del motore, alle prestazioni ad alta velocità e all’esclusività del prodotto?

La scommessa da 550 mila euro del Cavallino

La casa di Maranello ha presentato a Roma la Ferrari Luce, la sua prima auto completamente elettrica: un modello a cinque posti con prezzo di partenza fissato a 550.000 euro, circa 640.000 dollari, pensato per dimostrare che una supercar a batteria può restare coerente con esclusività, prestazioni e capacità di pricing del Cavallino.
La scelta della Vela di Calatrava – Città dello Sport di Roma ha accompagnato il racconto di un nuovo capitolo industriale, ma anche simbolico: proprio nella Capitale, il 25 maggio 1947, la Ferrari 125 S ottenne la prima vittoria ufficiale del marchio nel Gran Premio di Roma, sul circuito delle Terme di Caracalla.

Il debutto della Luce segna così un passaggio delicato per una casa automobilistica costruita attorno al motore termico, al suono del propulsore e all’esperienza di guida sportiva. Dopo un percorso di lancio in tre fasi, avviato lo scorso anno con la tecnologia di base e proseguito con gli interni, Ferrari cerca ora di convincere mercato e clienti che l’elettrificazione può convivere con il segmento più alto del lusso automobilistico. Con oltre 1.000 cavalli, accelerazione da 0 a 100 chilometri orari in 2,5 secondi e velocità massima superiore ai 310 chilometri orari, la Luce diventa il primo vero banco di prova industriale e finanziario della strategia elettrica del Cavallino.

Il test dell’elettrico nell’ultra-luxury

Il lancio della Ferrari Luce arriva in un momento complesso per il Cavallino. Il programma di crescita è stato accolto con freddezza dal mercato e ha riaperto il tema del peso dell’elettrico nella gamma. Infatti, nel piano al 2030, Ferrari ha ridotto al 20% la quota attesa di modelli completamente elettrici, assegnando invece un ruolo più ampio alle vetture con motore termico. La Luce diventa quindi un test industriale e finanziario: Maranello deve dimostrare che una Ferrari elettrica può convivere con produzione limitata, prezzi elevati, liste d’attesa e forte valore emozionale.

Pur producendo meno di 14.000 auto l’anno, contro i quasi 9 milioni di Volkswagen, Ferrari conserva la maggiore capitalizzazione tra le case automobilistiche europee. Il titolo, tuttavia, ha perso il 27% negli ultimi dodici mesi, risentendo dei dubbi sulla domanda globale di beni di lusso. In questo quadro, la Luce viene presentata non come una risposta obbligata a normative o concorrenti, ma come il tentativo di portare l’elettrico nel segmento più esclusivo dell’automotive, ampliando design e prestazioni senza indebolire il DNA del marchio. Il prezzo di 550.000 euro conferma la linea dell’amministratore delegato Benedetto Vigna: difendere l’esclusività del brand, senza inseguire i volumi.

Per gli investitori, la Ferrari Luce vale quindi più del lancio di una nuova vettura. È una prova sulla capacità del gruppo di trasferire nell’era elettrica quella combinazione di scarsità, desiderabilità e redditività che ha reso Ferrari uno dei titoli più premiati dell’automotive europeo. La reazione negativa del mercato mostra però che, almeno per ora, la scommessa deve ancora convincere.