Francia e Germania propongono una web tax europea per colossi come Airbnb

10 Agosto 2017, di Livia Liberatore

Alla prossima riunione dei ministri dell’economia e delle finanze dell’Ue in programma a Tallin il 15 settembre, potrebbe arrivare sul tavolo una proposta congiunta di Francia e Germania. Il tema: la tassazione del settore digitale e in particolare di quei colossi del web come Google, Amazon, Facebook, o quelli che offrono servizi di ospitalità come Airbnb o Booking, accusati di ricorrere a scappatoie fiscali per pagare meno tasse in Europa. Grazie alla loro natura virtuale, queste multinazionali possono permettersi di pagare le tasse dove conviene di più, per lo più in Paesi come Irlanda, Olanda e Lussemburgo .

Francia e Germania sostengono che le entrate pubbliche perse a causa di questa pratica sono rilevanti e chiedono un’azione tempestiva dell’Unione europea. I due Stati vorrebbero che il progetto congiunto si trasformasse in proposta della Commissione europea per poi passare sotto l’analisi del Consiglio europeo, dove si riuniscono i capi di Stato e di governo, a dicembre.

Dalla Commissione europea rispondono che la riunione di Tallin è una buona opportunità e una portavoce della Commissione ha detto che “porteremo la nostra voce al tavolo”. Ha ricordato però che per l’approvazione di un provvedimento di questo tipo, che riguarda la fiscalità, è necessario un consenso unanime di tutti gli Stati.

Il dibattito è partito dalle dichiarazioni del Ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire secondo cui la situazione è inaccettabile e bisogna esigere da Airbnb e dagli altri colossi del web un giusto contributo al Tesoro. L’obiettivo della Francia è più ampio, il presidente Emmanuel Macron vorrebbe arrivare all’armonizzazione di tutte le corporate tax all’interno dell’Eurozona.

Per favorire la regolarizzazione fiscale di società non residenti che appartengono a gruppi multinazionali attivi nel Paese, in Italia è stata introdotta nella primavera 2017 una “web tax provvisoria“. Una misura considerata però poco efficace per l’ufficio parlamentare del Bilancio, che la critica perché si configura come una sanatoria preventiva e volontaria “con una regolarizzazione agevolata delle posizioni fiscali pregresse e la garanzia per gli anni futuri di un trattamento basato sull’accordo e la collaborazione tra impresa e amministrazione”.