La Camera approva la manovra: 316 si, 284 no

15 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Via libera dell’Aula della Camera alla fiducia sulla manovra economica per il pareggio di bilancio al 2014. I voti favorevoli sono stati 316 e i contrari 284, 2 astenuti. Dopo il sì alla fiducia del Senato, il governo ha così incassato anche la fiducia di Montecitorio sul decreto di correzione dei conti. Il via libera definitivo al decreto, approvato in tempi record, è previsto in serata.

Il via libera definitivo al decreto, approvato in tempi record, è previsto in serata. “Andiamo avanti, abbiamo la maggioranza” ha detto ad alcuni deputati il premier Silvio Berlusconi, secondo quanto riportato dalle agenzie stampa.

“Non me ne andro’ finche’ non saro’ riuscito ad abbassare le tasse”. Lo avrebbe detto, secondo quanto viene riferito sempre Berlusconi ad alcuni deputati del Pdl, in occasione del voto di fiducia sulla manovra alla Camera.

Il premier sarebbe tornato a parlare di quello che definisce il suo obiettivo prioritario: riuscire ad alleggerire la pressione fiscale per i cittadini. “Non me ne andro’ finche’ non avro’ abbassato le tasse”. Sto studiando il modo – avrebbe confidato ai suoi – ma certo e’ difficile poterlo fare ora perche’ la situazione e’ delicata e non credo sia possibile intervenire ora. Ma sto studiando e trovero’ il modo, avrebbe infine garantito Berlusconi.

Non c’e’ nessuna alternativa all’attuale governo. E il nuovo voto di fiducia di oggi, che ha fatto registrare quota 316 per la maggioranza, lo dimostra, secondo Berlusconi. La manovra avrebbe sgombrato il campo da qualsiasi ipotesi di governo tecnico o alternativo a quello da lui guidato.

Noi dobbiamo essere ancora piu’ uniti e coesi – avrebbe esortato il premier – dobbiamo e possiamo resistere ad ogni attacco. I numeri sono dalla nostra parte, avrebbe aggiunto infine, loro invece – facendo riferimento alle opposizioni – non hanno i numeri. Alcune fonti riferiscono poi che di questo Berlusconi avrebbe parlato anche con Bossi durante i due colloqui avuti con il leader della Lega sempre alla Camera.

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Saranno le famiglie, soprattutto quelle con reddito medio basso e figlio a carico a pagare il conto per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014. Tra tagli sugli asili nidi, spese mediche, per l’istruzione con la manovra finanziaria licenziata ieri dal Senato in tempi record e al voto oggi a Montecitorio, dove è già partita la discussione, le famiglie potrebbero rimetterci oltre mille euro in due anni.

Il taglio lineare del 5% per il 2013 e del 20% a partire dal 2014, infatti, toccherà tutte le 483 agevolazioni fiscali anche quelle per le famiglie.

Per rafforzare la manovra il governo ha deciso di far entrare subito nel decreto il taglio di tutte le agevolazioni fiscali con l’obiettivo di recuperare un gettito pari, a regime, a 20 miliardi (4 miliardi nel 2013 e 20 miliardi a partire dal 2014).

Tra le altre detrazioni e deduzioni che subiranno il taglio lineare anche quelle per il risparmio energetico, le ristrutturazioni edilizie, il terzo settore e le Onlus, l’Iva, le accise e i crediti d’imposta.

Complessivamente l’importo della manovra finanziaria è lievitato arrivando a 79 miliardi di euro. A sorpresa viene anticipato l’ingresso del ticket sanitario. Si pagheranno 10 euro per le visite specialistiche e 25 euro per il codice bianco al pronto soccorso. Quanto alle pensioni chi ha 40 anni di contributi andrà in pensione un mese più tardi già a partire dal 2012, due mesi dopo nel 2013 e tre nel 2014.

Previsti anche tagli alle cosiddette rendite d’oro con un prelievo del 5% sulle pensioni superiori ai 90 mila euro l’anno e del 10% per chi supera i 150 mila euro. Capitolo deposito titoli. Chi ha azioni, obbligazioni o titoli di Stato subirà un prelievo di 34,20 euro fino a 50 mila euro, 70 fino a 150 mila, 240 tra 150 e 500 mila, 680 oltre i 500 mila.

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RUSH FINALE – E’ iniziato il rush finale in Parlamento della manovra che, dopo il maxi-emendamento presentato dal governo in Senato ha raggiunto la cifra ‘monstre’ di 70 miliardi. Proprio l’aula di Palazzo Madama ieri ha approvato il nuovo testo del decreto che ora a Montecitorio è blindato; le opposizioni, infatti, hanno evitato già in serata alla commissione Bilancio della Camera l’ostruzionismo, cosa apprezzata dal presidente Giorgio Napolitano che ha parlato di “miracolo” e dal presidente del Senato Renato Schifani. Ma stanno ora emergendo i malumori delle opposizioni per i contenuti impopolari delle misure, finora rimasti nascosti dietro alla necessità di approvare rapidamente la manovra, come il taglio lineare del 5 e poi del 20% delle agevolazioni fiscali nel 2013 e nel 1014 che non esclude le famiglie e spazia da ristrutturazioni ad asili, da tasse scolastiche a detrazioni sul lavoro.

Sempre ieri dopo il via libera notturno della commissione Bilancio del Senato al decreto, in mattinata l’aula di Palazzo Madama ha licenziato il decreto. Il governo aveva presentato un maxi-emendamento ponendo su esso la fiducia. Il nuovo testo rafforza la portata degli aggiustamenti sui Conti pubblici già nel 2011, facendo sì che l’intervento complessivo arrivi a 70 miliardi, come ha sottolineato il ministro Giulio Tremonti, che ha ammonito: se l’Italia non taglierà il debito, questo “mostro divorerà il futuro” del Paese. Tremonti ha evocato il Titanic, e il presidente della Repubblica Napolitano ha ammonito: “Nel prossimo futuro occorreranno altre prove di coesione”.

Il che fa capire il timore che la manovra possa non fermare la speculazione sui titoli di Stato; e se lunedì si presentasse questo scenario le risposte che dovrebbe dare la politica sono tutte da costruire. Ieri anche il presidente del Senato Schifani ha ringraziato per “il senso di responsabilità” le opposizioni. Queste però pur rivendicando questo “senso dello Stato”, con i capigruppo al Senato Anna Finocchiaro (Pd), Giampiero D’Alia (Udc) e Felice Belisario (Idv) hanno criticato i contenuti della manovra. Con il passar delle ore emergono i contenuti del decreto che colpisce le fasce sociali già in difficoltà, e cioé i lavoratori dipendenti e i pensionati, quelli che dovrebbero sostenere i consumi interni, che sono invece stagnanti.

Stefano Fassina, responsabile economia del Pe, ha definito “vergognosa” la manovra che non ha nemmeno sfiorato i grandi patrimoni e le rendite finanziarie: “siamo responsabili, ma non corresponsabili”, ha detto il vicesegretario Enrico Letta, che in questi giorni ha intessuto tutti i rapporti istituzionali. Parole che lasciano capire come il clima di coesione non durerà, perché sono troppo diverse le ricette per il Paese. E infatti lo stesso Letta e Antonio Di Pietro hanno rilanciato la richiesta che dopo la manovra Tremonti e tutto il governo di dimettano e si vada alle le urne o, secondo Letta, a un governo dei verso. Richieste respinte dal Pdl, per il quale in particolare un governo tecnico metterebbero in mano alla speculazione.

GIORGETTI (LN), GOVERNO TAGLI COSTI POLITICA – La maggioranza invita il governo “in qualche modo ad attivarsi affinché i costi della politica, che sono contemplati nel provvedimento, possano tempestivamente e rapidamente affiancarsi alle altre misure qui previste”: lo ha detto nell’Aula della Camera il presidente della commissione Bilancio di Montecitorio Giancarlo Giorgetti chiudendo il suo intervento sulla Manovra che sarà approvata definitivamente nel pomeriggio dall’Assemblea.

CARD. BAGNASCO, DIFENDERE LAVORO E FAMIGLIA – La famiglia “deve poter essere difesa e tutelata perché è la base della società civile”. Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, a Genova in occasione della presentazione di un protocollo d’intesa tra ospedale pediatrico Gaslini e Polizia di Stato. Per poter difendere la famiglia, ha aggiunto il porporato, “é necessario difendere il lavoro perché se non c’é lavoro o se questo è precario è impossibile formarsi una famiglia. Penso in questo senso ai giovani”.

CAMERA, GOVERNO PONE FIDUCIA SU DL – Il governo pone alla Camera la questione di fiducia sulla manovra economica. Lo ha annunciato all’Assemblea di Montecitorio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito.