L’ ITALIA
DEI PRESTITI AL 30%

17 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
A credere alla pubblicità martellante e ai volantini sui parabrezza delle auto, per lavoratori autonomi, dipendenti e pensionati ottenere soldi in prestito da una finanziaria è semplice, veloce e conveniente. Con rate e tassi vantaggiosi e poche spese, anche per «protestati» e cattivi pagatori.

Non sempre è così. Anzi, spesso si tratta di specchietti per allodole in difficoltà finanziaria; sistemi di procacciamento tollerati in un mercato dove accanto ad operatori seri prolifera una moltitudine di soggetti che pare agire fuori di ogni regola. Falsa, sovente, l’assenza di spese e costi a prescindere dal buon fine della richiesta; falsa la facilità di ottenere cifre a quattro zeri; falsi i tempi di erogazione immediati e quasi sempre falsi i tassi ad una cifra o poco più indicati in pubblicità. Per non parlare della trasparenza: il più delle volte fino alla fine non si capisce con chi si ha a che fare: mediatori, agenti o finanziarie. È quanto emerge da un’inchiesta effettuata sul campo dal Corriere Economia nel corso delle ultime tre settimane.

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Parte del credito al consumo, il mercato dei finanziamenti personali – inclusa la cessione del quinto dello stipendio per i lavoratori dipendenti – cresce del 20% all’anno, con un totale erogato di oltre 50 miliardi a fine 2005. Alla prova dei fatti, una vera giungla, in cui il coltello è strutturalmente in mano a chi eroga o procaccia, e su cui, per ammissione dei diretti interessati, lo Stato vigila con strumenti inadeguati, anche se nelle operazioni di cessione del quinto dei dipendenti pubblici è lo stesso Stato a garantire.

Chiedere un prestito è un’insidiosa via crucis e si deve essere pronti a trucchi e furbizie di ogni genere, sin dalla richiesta di informazioni. Per esempio, con Logos Finanziaria di Borgomanero (Novara), che non si capisce se agisca come agente o finanziaria, basta compilare la domanda di informazioni sui suoi siti internet (incluso il creativo www.soldi24ore.it) per dover pagare almeno 270 euro. Il trucco è un’opzione pre-cliccata con cui si conferisce di fatto un mandato inderogabile a trovare il finanziamento.

Sempre, a contatti telefonici o via Internet, segue richiesta di un elenco più o meno lungo di documenti, a iniziare dalla dichiarazione dei redditi. Con curiosità varie: Sigla Finanziaria chiede lo stato di famiglia: «L’autocertificazione? Va bene per la legge, non per noi». Il refrain «Serve per il finanziamento» lo ripetono tutti e vuol dire «Non ha scelta». Chiedere informazioni è inutile. Le rate o i tassi? «Da valutare». L’informativa di legge e una copia del contratto? «Alla firma» sono le risposte standard. Sigla Finanziaria, se richiesto, invia copia del contratto, ma per farlo chiede 50 euro. Italfidi di Rovigo richiama subito: «Finanziamento approvato. I dettagli? Li mandiamo per posta», ma nella busta c’è un bollettino da 232 euro per «spese istruttoria pratica» e un mandato valido quattro mesi, da firmare e restituire con il pagamento. Del finanziamento «approvato», nessuna notizia.

Quanto ai tempi, dimenticarsi le 24 ore promesse: tra contatto telefonico, invio dei documenti e appuntamento passano dai due giorni alla settimana. Poi, un altro paio di giorni almeno per l’erogazione. Dal vivo, Electa-Logos (testimonial Claudio Lippi) sottopone un contratto di mediazione con una commissione del 4% in caso di rifiuto della proposta da parte del cliente. «Ma non l’abbiamo mai fatta pagare, mi creda» dice l’addetto. In caso di successo, invece, la commissione di Electa è il 3% sul montante, col tetto di 600 euro. Da Prometeo si esce senza nulla in mano, in attesa dell’esito. Generalmente le commissioni oscillano tra i 250 e i 400 euro a finanziamento ottenuto, indipendentemente dall’importo, trattenute all’erogazione. I tassi oscillano enormemente, fin quasi alla soglia di usura.

Record

I record negativi, nel corso dell’inchiesta, sono stati di Citifin, la finanziaria del colosso internazionale Citigroup, che, rifiutandosi di fornire copia del contratto, ha proposto un Taeg del 25,73% per un finanziamento non finalizzato da 4.925 euro (di cui 256 euro di spese istruttoria e 266 di assicurazione) da restituire in 24 mesi e di Sigla Finanziaria (Taeg 21,22%). Per lo stesso prestito non finalizzato, ad esempio, istituti bancari quali Unicredito e Banca Intesa chiedono rispettivamente Taeg del 12,41% e del 9,33%. In mezzo c’è di tutto. «Dal punto di vista dei tassi il mercato funziona: sono i clienti a dover saper scegliere» si difende Assofin, l’associazione delle finanziarie guidata dal segretario generale Umberto Filotto.

Quanto ai soggetti censiti come cattivi pagatori, la difficoltà ad ottenere credito sta diventando un business. «C’è chi promette la possibilità di cancellazione dagli elenchi delle banche dati – avvisa Crif, la principale banca dati -. È falso: quelle informazioni sono cancellate automaticamente e gratuitamente alla scadenze dei termini di legge, non è possibile farlo prima».

Chi comanda

Ma a chi è in mano il settore? Secondo l’Ufficio Italiano Cambi (Uic) diretto da Bruno Bianchi, cui spetta la vigilanza, le finanziarie sono 1.644 – di cui 1.202 il cui requisito principale è un capitale di soli 600 mila euro -, e un esercito di procacciatori: 64.775 mediatori creditizi e 36.166 agenti in attività finanziaria. Un’armata in crescita costante che brandisce l’iscrizione agli elenchi Uic come una patente di serietà e professionalità che lo stesso istituto nega. «Non possiamo garantire professionalità, preparazione e serietà di mediatori e agenti – dicono all’Uic -. I soli requisiti sono il diploma di scuola secondaria superiore e l’onorabilità. I controlli? Soprattutto documentali, all’atto della domanda».

Senza filtri

È, insomma, un mercato che non dispone di filtri per selezionare gli operatori; in cui sono opachi i rapporti tra vari soggetti e la clientela; e per dirla col segretario nazionale di Adiconsum, Fabio Picciolini, «in cui il livello di protezione del cittadino è quasi sempre limitato alla possibilità di ricorrere all’Autorità Garante per il Mercato e la Concorrenza per pubblicità ingannevole».
Alla fine, però, chi è in condizioni di difficoltà e vede sul tavolo un assegno e un contratto firma qualunque cosa senza leggere.

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