Jobs stroncato dall’Fbi: “È tirchio, disonesto, hippie drogato”

10 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia
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New York – Steve Jobs hippie drogato, disonesto e tirchio coi familiari. È il quadro che emerge da un dossier dell’Fbi che oggi pubblica sul suo sito web le 191 pagine del file segreto relativo a «Steven Paul Jobs». Un documento definito «molto più divertente della sua biografia ufficiale» dal New York Magazine.

Avviata nel 1985, quando il padre di Apple morto di tumore lo scorso 5 ottobre fu preso di mira da un ricattatore che minacciò di farlo saltare in aria se non gli avesse versato un milione di dollari, l’indagine del Bureau si è estesa più tardi. Quando il suo nome emerse tra i candidati all’US President’s Export Council dell’allora amministrazione di George Bush padre. Si trattava di un incarico prestigioso che però non gli venne mai accordato.

Dopo aver intervistato 15 persone del suo entourage (amici ed impiegati) l’Fbi ritenne forse che aveva troppi «scheletri nell’armadio». Tra gli scogli elencati nel documento: il suo uso di droghe illegali tra gli anni 60 e 70 («non sappiamo se ne fa ancora uso», dichiara un’anonima gola profonda ai federali) e la sua presunta disonestà.

«Diversi agenti misero in dubbio l’integrità di Jobs», si legge nelle carte, «un uomo pronto a distorcere la verità e piegare la realtà per raggiungere i propri obiettivi». Altri testimoni incaricati di spettegolare sulla sua privacy commentarono che «in passato egli non ha mantenuto la madre della figlia avuta da una relazione extraconiugale» e neppure «la bambina» (Lisa, nata nel 1978 e cresciuta povera e con gli assegni statali, quando Jobs si rifiutò di riconoscerne la paternità). Un ex «amico» – rimasto anonimo – sostiene che «il suo carattere morale è discutibile» e che «egli possiede integrità solo quando gli conviene».

Il sito Gawker, uno dei primi a visionare i file, si dice sconcertato. «Ho letto molti fascicoli relativi ad indagini Fbi», scrive John Cook, «ma è raro trovare informazioni offensive come queste». È ironico che ad infangarlo siano proprio le persone da lui stesso messe a disposizione dei federali: «la prova», afferma Cook, «che non conosceva bene i suoi amici». Secondo l’informato Business Insider.com l’Fbi non ha mai digerito l’atteggiamento spocchioso di Jobs che avrebbe rifiutato i numerosi inviti del Bureau a farsi intervistare. La sua scusa: «Sono troppo preso, non posso perdere un’ora del mio tempo seduto a parlare con voi». L’unica nota positiva che emerge dalle carte: «Jobs non ha parenti nei Paesi controllati dai comunisti».

Jobs era poi scarso a scuola: alle superiori aveva in pagella in media 2,65 su 4. Sembra inoltre che nel 1985 Jobs e la Apple furono vittima di minacce di un attentato dinamitardo. Delle bombe erano state piazzate nelle case di Jobs e altri dipedendenti del gruppo di Cupertino e i responsabili chiesero un riscatto di $1 milione.

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