Italiano vende start up a Ford per $10 milioni

9 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – «Nella vita non mi sarei mai sognato di fare l’imprenditore, c’è sempre da imparare». Quello che più colpisce parlando con Massimo Baldini è la modestia. Ha appena venduto alla Ford per più di dieci milioni di dollari la start-up che ha fondato e lo racconta come fosse la corsa più normale del mondo. Per un’azienda di soli undici dipendenti, la cifra è quasi da record.

Al telefono alterna qualche parola inglese all’italiano, come chi manca da casa da tanto tempo. In effetti è così: da Genova, dove è nato 43 anni fa e ha studiato ingegneria chimica, ha girato un po’ per il Nord Italia, poi è volato nel gelido Michigan verso la fine degli anni 90 a lavorare in una grande multinazionale di elettrodomestici. Incarico che lascerà poco dopo per passare in Delphi, uno dei più grandi fornitori di componenti e tecnologie per l’industria automobilistica.
Nel 2008 la svolta: decide di mettersi in proprio, intuendo che l’automobile sta cambiando velocemente. Se un tempo contavano cavalli e cilindri, ora sono la potenza di calcolo e le prestazioni delle centraline elettroniche a dettare legge. Senza un «dialogo» diretto con internet e con smartphone e tablet, le vetture rischiano di diventare pezzi di antiquariato. Baldini ci prova con la sua creatura, «Livio», specializzata nell’integrare sui veicoli servizi radio in streaming (come Pandora, Xm, Sirius Radio molto diffusi negli Usa: si paga un abbonamento mensile per ricevere centinaia di stazioni ad alta qualità e notizie geolocalizzate), soprattutto le «app»: «Per poterle utilizzare in sicurezza, quando si guida».

Ma i tempi sono difficilissimi: la bolla dei mutui «subprime» esplode in tutta la sua violenza, l’economia collassa. Detroit, la capitale mondiale dell’auto attraversa uno dei periodi più bui della sua storia. Nel 2009 General Motors e Chrysler vanno in bancarotta, il resto è storia.
«Trovare finanziatori era una battaglia vera, ma per fortuna negli Usa c’è sempre chi è disposto a puntare su un’idea. Dopo una prima fase, abbiamo attratto parecchi capitali, ma le start-up sono come i matrimoni: il segreto sta nel trovare il giusto partner. Quando ne metti in piedi una devi sapere che hai il 50% di possibilità di fallire».

Lui il «partner giusto» lo incontra in Jake Sigal, 30 anni, con il quale divide i rischi: «Ero stato io ad assumerlo in Delphi» ricorda Baldini. Uno dei segreti del successo di «Livio» è il luogo di nascita, Ferndale. È a soli venti chilometri dal centro di Detroit, ma sembra un altro mondo rispetto alla cupa atmosfera dei grattacieli disabitati di «Downtown». Una piccola Silicon Valley nel cuore del Michigan: «Negli ultimi anni sono nate tantissime aziende, ed è qui che le case automobilistiche vengono a cercare quella cultura che a loro manca. Sono tutti giovanissimi, l’età media in Livio è di 24-25 anni (tutti esperti informatici e ingegneri ndr ) Si vestono con magliette e bermuda, ma non fatevi ingannare: questi ragazzi lavorano venti ore al giorno». Perché senza un terreno fertile, puoi provare a seminare qualunque cosa, ma è difficile che attecchirà. La Ford acquisendo start up come questa, punta a creare uno standard unico nella comunicazione fra smartphone e automobile. Che in futuro potrebbe essere utilizzato anche da altri costruttori. E adesso Baldini e i suoi «ragazzi» cosa faranno? «Le stesse cose di prima, ma con la certezza di avere molte più risorse a disposizione».

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