Italia preda dell’invidia. Bloccata dalla “sindrome del Palio di Siena”

28 Gennaio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Un vero e proprio vizio,  anzi una sindrome, che l’Eurispes chiama “sindrome del Palio”. E’ l’invidia, male tutto italiano, che blocca il paese, impedendogli di crescere, e di trasformare la potenza in energia. E’ il verdetto di Gian Maria Fara, presidente di Eurispes:

“L’Italia è infatti rallentata da una diffusa e radicata sindrome del Palio di Siena la cui regola principale è quella di impedire all’avversario di vincere, prima ancora di impegnarsi a vincere in prima persona”. Questo vizio è “un vero e proprio spreco di potenza, una filosofia del contro invece che del per“.

C’è anche l’invidia, dunque, tra gli elementi che bloccano l’economia italiana.

Di fatto, riflettendo sulle parole dell’Eurispes, si deve ammettere che non sono tanti gli italiani che candidamente e senza troppi attacchi di mal di stomaco sono disposti a riconoscere il valore dei propri colleghi, ma anche di parenti e amici. La strada della polemica è la preferita, perfino quando si tratta di riconoscere la bellezza femminile. In questo caso la battaglia è tutta tra donne che, se in altri paesi sono complici, in Italia si vedono tra di loro quasi sempre come rivali.

In generale, in Italia, nelle persone si tende a vedere il peggio, non il meglio, e la critica è sempre lì, pronta a emergere.

Per il numero uno di Eurispes ci sono comunque due altri elementi, che impediscono all’Italia di valorizzare le proprie risorse:

“Il primo la burocrazia e la iperproduzione di norme, leggi e disposizioni. Un freno che trattiene la crescita e mortifica spesso la volontà e l’ingegno degli spiriti migliori. L’Italia è un paese prigioniero delle istituzioni, della burocrazia e delle carte. Il secondo aspetto riguarda la incapacità della società italiana di fare sistema“.

E qui non si può non fare un paragone tra l’Italia e gli Usa. Negli Stati Uniti, il team è tutto. La capacità di fare team, di lavorare insieme senza necessariamente fare una gara per accaparrarsi i meriti è nella maggioranza dei casi il fattore che garantisce il successo.

Nell’Italia primeggia l’individualismo, primeggia l’IO.

Dal Rapporto Italia 2016 dell’Eurispes che è stato presentato oggi, sulla questione del terrorismo, emerge che gli italiani sono insicuri e che hanno il “panico da straniero”. Precisamente:

 “il 23,3% degli italiani ha modificato le proprie abitudini quotidiane a seguito delle minacce provenienti dall’integralismo islamico; il 17% limita le proprie uscite nei luoghi affollati e il 16% evita di utilizzare i mezzi pubblici.  Secondo il sondaggio un italiano su quattro, il 20,1%, preferisce non frequentare stazioni e aeroporti e ben il 39,8% nutre sospetti verso persone dai tratti medio-orientali. Le categorie più timorose si rivelano quella delle donne e quella degli over 65, mentre le minacce del terrorismo hanno minore influenza tra i laureati.  Una maggiore diffidenza si evidenzia nel Nord-Est (53,1%), seguito dalle Isole (44,3%) e dal Centro (40,3%), mentre per il Sud la percentuale scende al 32%, sintomo di una maggiore inclinazione all’integrazione”.

Sull’economia, viene confermato l’ottimismo sul suo andamento:

“Raddoppia il numero di chi ritiene stabile la situazione economica dell’Italia nel corso dell’anno appena passato (dal 14,6% di inizio 2015 al 30,3% del 2016), si dimezza il valore di chi indica un netto peggioramento (dal 58,4% al 23,3%). Aumentano gli ottimisti che indicano un lieve (dall’1,5% al 16,2%) o un netto miglioramento (dall’0,0% all’1,1%)”. Sul futuro dell’economia, ci sono “meno pessimismo (-28,4%) e più fiducia (+10,1%)”, con “il 47,3% degli italiani (+13,4% rispetto al 2015) che indica per il 2016 una sostanziale stabilità economica del Paese. Il 14,7% (+10,1% rispetto al 2015) è convinto che la situazione migliorerà nel corso di quest’anno. In parallelo si dimezza la quota di quanti prevedono un futuro peggioramento (dal 55,7% al 27,3% con un calo del 28,4%). In controtendenza rispetto alla rilevazione del 2015 ad indicare un forte o lieve peggioramento della propria situazione economica è il 40,7% (-36%). Il 12,3% (+9,4%) ha constatato un aumento delle proprie risorse, mentre sale dal 18,5% del 2015 al 43,8% del 2016 il numero di chi indica una situazione di stabilità”.

Ancora, altro elemento che non sarà accolto positivamente dai populisti: cresce la fiducia degli italiani nei confronti delle istituzioni.

“Crescono i consensi dal 2,4% del 2015 al 7,5% del 2016, parallelamente dimuisce il numero di chi dichiara diminuita la propria fiducia di ben 22,7 punti percentuali, dal 69,4% al 46,7%. Meno della metà degli italiani. La fiducia nel presidente della Repubblica Sergio Mattarella è al 52%: in molti apprezzano il suo stile personale (21,8%) o sono convinti che la sua personalità debba emergere (24,6%), anche se non manca chi ritiene che il suo ruolo per ora non è stato incisivo (29,4%). In aumento anche il numero di chi ripone fiducia nel nostro governo, dal 18,9% del 2015 al 28,6% di quest’anno (+10%). Tra le novità introdotte dal governo quella dell’ipotesi di riduzione dell’Ires e quella di abolizione dell’Imu raccolgono ampi consensi (rispettivamente 53,4% e 58,6%), insieme all’accorpamento della Forestale nei Carabinieri per razionalizzare la spesa pubblica (43,5%, rispetto al 33% dei contrari). Il Parlamento torna a crescere in termini di consensi (20%: +10,1% rispetto al 2015)”.

E a proposito della figura del presidente del Consiglio Matteo Renzi, il numero uno dell’Eurispes Gian Maria Fara, afferma:

“Non c’è dubbio che il presidente del consiglio si sia assegnato un compito difficile: quello di rimettere in moto un Paese in declino. Nessuna malattia può essere curata senza una cosciente presa d’atto delle sue cause e dei suoi percorsi. Ma, nello stesso tempo, nessun medico potrà mai guarire un ammalato che non reagisca o che non voglia guarire. Il compito che Renzi si è assegnato è quindi quello di stimolare nel corpo sociale ‘l’appetizione’ che Kant definiva proprio come la volontà cosciente di guarire dalla malattia. E lo fa cercando di risvegliare la consapevolezza di sé degli italiani, stimolando la ripresa di orgoglio del Paese, usando argomenti, temi e immagini graditi a un popolo stanco di sentirsi bacchettare dal burocrate teutonico di turno. Renzi non ha, come altri nel recente passato, la pretesa pedagogica di liberare gli italiani dai loro vizi, ma, più praticamente, cerca di esaltarne e valorizzarne i pregi e le potenzialità, offrendo loro un orizzonte gradito, liberatorio e motivante”.

L’origine della metafora della “Sindrome del Palio di Siena” viene da Italiani di Frontiera, progetto sullo spirito di impresa degli italiani all’estero, creato dal giornalista Roberto Bonzio, ed è stata creata “incrociando riflessioni a Silicon Valley di Federico Faggin e Luca Cavalli Sforza”.