Italia in Libia, via a missione Ippocrate. M5S: “Parlamento esautorato”

13 Settembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Italia in Libia: sì o no? A delineare il piano, in Parlamento, sono il ministro della Difesa Roberta Pinotti e il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Dopo le indiscrezioni delle ultime ore, i due ribadiscono che i militari italiani che saranno dispiegati nel paese “non sono già partiti”.

“Sono predisposti, ma nessuno è partito”, sottolineando che l’impegno dell’Italia ha una natura umanitaria ed è funzionale alla installazione di un ospedale militare a Misurata, dopo la richiesta del capo del governo di accordo nazionale libico, Fayez al Sarraj, presentata in modo formale al premier Matteo Renzi, lo scorso 8 agosto. “In più occasioni l’Italia ha dato una mano” e “lungo questa strada viene la decisione di rispondere positivamente alla richiesta di Sarraj di installare un ospedale militare per proseguire l’attività” .

Non si tratta, ripete Gentiloni, di una portaerei, ma di un ospedale militare. L’operazione “deve avere una protezione militare” (di qui l’invio dei militari), dal momento che “l’ambiente non è sicuro”, ma “non ci sono boots on the ground, forse meds on the ground”.

Così il ministro della Difesa, Roberta Pinotti:

L’Italia è pronta a “schierare a Misurata un ospedale da campo per un totale di 300 unità” nell’ambito di “una missione umanitaria”. Si tratterà di “65 medici e infermieri, 135 militari per il supporto logistico generale, e 100 unità come force protection, che agiranno su tre turni”. La missione, che è stata chiamata Ippocrate, prevede anche “lo schieramento di un C27-J per una eventuale evacuazione strategica e lo stazionamento di una nave attualmente impegnata nel dispositivo di Mare sicuro con funzioni di supporto”.

Attraverso Ippocrate, il personale agirà nel campo degli interventi per “Codice rosso e trasfusioni”. Tra le unità sarà presente anche un team di supporto per operazioni chirurghiche di sei unità che, secondo Pinotti, “medici libici”.

Già prima del loro arrivo in Commissione, il M5S aveva lanciato un chiaro monito, per voce dei deputati delle Commissioni Esteri e Difesa:

“Sembra che oggi i ministri Pinotti e Gentiloni verranno ad illustrare alle commissione Esteri e Difesa il piano del governo per un intervento in Libia, senza se e senza ma. Lo stesso intervento che Renzi, però, il 2 maggio 2016 escludeva, precisando tra l’altro di aver ricevuto pressioni. ‘Qualcuno direbbe lobby’, chiosò allora il premier con ironia, ma evidentemente oggi proprio le lobby hanno avuto la meglio, il che non è purtroppo una novità con questo governo”. Ancora: “Quel che ci si domanda è quale sia la copertura politica, ovvero a quale titolo l’esecutivo sceglie deliberatamente di inviare, con la solita scusa della missione umanitaria, 200 parà in un Paese che da 5 anni è coinvolto in una vera e propria guerra civile, esplosa proprio dopo l’intervento Nato del 2011, a cui sempre l’Italia prese parte. Ebbene, ci aspettiamo che oggi sia la Pinotti sia Gentiloni verranno a spiegarci non tanto le dinamiche e la logistica dell’intervento, bensì i motivi per cui il Parlamento sembra essere stato nuovamente esautorato. Nella fattispecie speriamo ovviamente di essere smentiti, anche perché, lo ricordiamo: sempre Renzi, questa volta nella sua e-news del 5 marzo 2016, diceva che qualsiasi missione in Libia si sarebbe potuta verificare solo passando dapprima per il voto del Parlamento. E l’obbligo morale di cui parla il ministro Pinotti, per quanto ci riguarda, è innanzitutto sentire le Camere prima di qualsiasi decisione”.